Pescara travolto zona play out vicina

9 Marzo 2020

Il Delfino dura un quarto d’ora, poi il Benevento mette la freccia e vince In un ambiente surreale i biancazzurri vengono dominati dalla capolista

Malinconico, triste, surreale. Silenzio assordante, niente cori e applausi. Al vento non sventolano la bandiere, ma le mascherine chirurgiche che alcuni giocatori tolgono solo davanti all’arbitro, dopo l’ingresso in campo. Il Pescara a Benevento cade di nuovo rovinosamente e vede la zona play out a tre punti. Un secco 4-0 che la capolista ha rifilato al piccolo trotto, vendicando così la sconfitta, sempre per 4-0, nella gara d’andata all’Adriatico. Tante le assenze tra i biancazzurri (ben 13), ma poca la voglia di lottare e provare a limitare i danni da parte della squadra di Legrottaglie.
L’emergenza coronavirus costringe il Vigorito ad allestire un teatro senza pubblico e con pochi addetti ai lavori presenti allo stadio tra giornalisti e dirigenti (tra cui il presidente Sebastiani). Niente strette di mano, niente abbracci, niente contatti fisici.
Tutto finto, però, perché in campo tutti urlano, starnutiscono, tossiscono e non stanno a un metro di distanza.
In una partita quasi al limite della finzione, per l’ambiente che si percepisce dentro lo stadio, il Pescara deve fare i conti con il secondo stop consecutivo dopo quello di La Spezia di mercoledì scorso. Il Benevento passeggia sui resti del Delfino, che si presenta al Vigorito con tantissime assenze, l’ultima poco prima del calcio di inizio con Scognamiglio, costretto al forfait per un risentimento muscolare. La squadra di Inzaghi fa sfogare i biancazzurri nel primo quarto d’ora e, poi, al primo affondo fa a fette la retroguardia rabberciata disegnata da Legrottaglie. Il tecnico ha anche delle responsabilità, come quella di presentare un centrocampo senza idee e geometrie, per esempio, ma anche l’azzardo di rilanciare Borrelli dal primo minuto in attacco.
Il Pescara ci prova con Galano e Memushaj nei primi 16’, poi viene travolto da due schiaffi nel giro di quattro minuti, con le reti di Insigne (17’) e Sau (21’). Da lì in poi iniziano a scorrere lentamente i titoli di coda sulla partita. Moncini segna e chiude il primo tempo sul 3-0, poi nella ripresa Improta cala il poker. Una serataccia, dunque, per il Pescara, che ha provato a giochicchiare solo nel primo quarto d’ora. Troppo poco per impensierire una corazzata come il Benevento. Il divario, calcolando anche le assenze, tra le due squadre è lampante, certo, ma la mancanza di cattiveria e di verve agonistica non sono assolutamente giustificabili. Pochissimi falli fatti, zero cartellini gialli ricevuti. Bruno a centrocampo non ha dato molto, nemmeno in fase di interdizione. Lui, beneventano doc, è stato scelto da Legrottaglie a discapito di Melegoni, che mediano non è ma almeno ha un pizzico di dinamismo in più e magari sarebbe potuto tornare leggermente più utile in fase di costruzione. Anche la scelta degli attaccanti lascia a desiderare. Borrelli avulso e mai in partita, Maniero in panchina e Bojinov nemmeno preso in considerazione.
La china presa è pericolosa, specie per l’atteggiamento molle e arrendevole, la zona play out è a tre punti. Adesso la possibile sosta del campionato (si decide domani) per l’emergenza coronavirus potrebbe servire ai biancazzurri per rimettere a posto i cocci, ma anche recuperare i parecchi infortunati. Domani la Figc deciderà se fermare tutto il calcio, la gara con la Juve Stabia di sabato è più che mai a rischio rinvio.
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