Piccioni: neroverdi superiori e Calvarese è il migliore

29 Agosto 2018

La storia si ripete. Un anno fa toccò a Fabio Montani, stavolta ad Attilio Piccioni. Al quale, evidentemente, non sono bastate due promozioni di fila (dalla Promozione alla serie D), ottenute alla...

La storia si ripete. Un anno fa toccò a Fabio Montani, stavolta ad Attilio Piccioni. Al quale, evidentemente, non sono bastate due promozioni di fila (dalla Promozione alla serie D), ottenute alla guida del Real Giulianova, per trovare degna sistemazione. 53 anni compiuti lo scorso 27 gennaio, Piccioni allena dal 1996, dopo un'onesta carriera da mediano, tra serie C (nelle file di Giulianova, Sambenedettese e Chieti) e serie D. Tre, invece, le promozioni all'attivo da tecnico, due delle quali ottenute, proprio di recente a Giulianova. Dove sarebbe dovuto restare anche quest'anno, ma con un ruolo diverso: quello di responsabile dell'area tecnica. «Ho preferito farmi da parte», spiega l'interessato diretto, «essendo venuti meno i presupposti per una mia permanenza in giallorosso». Determinante, in tal senso, l'addio del dg Mimmo Vernacotola, che un anno e mezzo fa lo aveva voluto sulla panchina giuliese. Un divorzio, il suo, arrivato a metà giugno. «Quando», sottolinea lo stesso Piccioni, «la stragrande maggioranza dei club aveva già scelto a chi affidare la guida tecnica delle rispettive squadre. Certo, qualche abboccamento c'è stato, ma nulla di concreto, per cui eccomi qua».
A spasso... «Capita, nel calcio, e non è certo il caso di fare tragedie. Ne ho approfittato per ricaricare le batterie e godermi un'estate di relax, anche se ho sempre continuato a tenermi aggiornato sulle vicende calcistiche della nostra regione».
Pronto, quindi, a subentrare di nuovo in corso d'opera? «Sicuramente, essendo questa una delle prerogative di chi fa il nostro mestiere. Certo, è sempre meglio partire dall'inizio, magari contribuendo attivamente all'allestimento della squadra, ma credo di avere abbastanza anni di lavoro sulle spalle (oltre venti, ndc) per poter gestire senza problemi anche una simile eventualità. Del resto», avverte, «due delle tre promozioni centrate in carriera le ho ottenute (a Città Sant'Angelo e Giulianova, ndc) proprio da subentrante...».
Eccellenza e Promozione non fanno differenza per lei? «Assolutamente no, in presenza di un progetto serio ed ambizioso. Non ne faccio insomma una questione di categoria, ma di affidabilità. Dei programmi e delle persone».
In attesa di una chiamata, se la sente di fare le carte al prossimo campionato di Eccellenza? «Volentieri, e dico subito che, organici alla mano, quello del Chieti è di una spanna superiore a tutti gli altri. Certo, questo non vuol dire che i neroverdi abbiano già vinto, ma i favori del pronostico pendono decisamente dalla loro parte».
Altre nominations? «A parte il Paterno, che pur essendosi mosso in sordina, va inserito nel gruppo delle aspiranti all'alta classifica, vedo bene Torrese e Nereto, e subito dopo Spoltore e Pontevomano, mentre seguirò con particolare simpatia tutte le formazioni che con coraggio e lungimiranza hanno deciso di continuare a puntare sui giovani. A cominciare ovviamente dall'Alba Adriatica, cui mi lega un affetto particolare».
Ed a livello individuale? «Su tutti indico Calvarese (del Chieti, ndc), giocatore sprecato per la categoria, senza dimenticare i vari Lalli, Maio, Farindolini, per citare i primi che mi vengono in mente».
Domenica cosa farà? «Potrei andare a vedere l'Alba, ma di sicuro non me ne starò a casa, sul divano...». (s.d.c.)
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