Pioli: saremo spregiudicati Maldini: obiettivo 4° posto

10 Ottobre 2019

Dirigenza al completo alla presentazione del tecnico che sostituisce Giampaolo L’amministratore Gazidis: «Club salvato dal fallimento, vogliamo la Champions»

MILANO. Fronte compatto. Gazidis, Boban, Maldini e Massara ai lati, Stefano Pioli al centro. Un modo per metterci tutti insieme la faccia, prendendosi le proprie responsabilità, e simboleggiare una scelta condivisa, di cui tutti saranno responsabili agli occhi di tifosi inferociti e della proprietà che - un anno e mezzo fa - ha salvato il club dallo spettro della serie D. Il progetto di Giampaolo - «un esonero sofferto» - è naufragato in appena tre mesi tra ansie e incomprensioni, ora toccherà al più adattabile Pioli cercare di portare il Milan in Champions League. Il quarto posto, infatti, è la ragione per cui i dirigenti hanno preferito cambiare così rapidamente la guida tecnica e non aspettare altro tempo. «La Champions dista solo 4 punti», nota Gazidis. «Vogliamo essere protagonisti, non possiamo sprecare la stagione, possiamo ancora svoltare e questo non è un azzardo», rimarca Maldini. E Pioli accetta il mandato, con un contratto di durata biennale ma con uscita unilaterale a favore del Milan - dietro penale - a fine stagione in caso di mancato ingresso in Europa: «Dobbiamo lottare per un posto in Champions». Per lui poca filosofia, molto pragmatismo. E uno slogan forte per una nuova era: «Vincere». Non conta altro. A Pioli non interessa se «a testa alta o a testa bassa» - con un riferimento ovvio al motto del predecessore, Marco Giampaolo -, il Milan ha la necessità e l'obbligo di fare tanti punti: «Voglio idee, intensità e spregiudicatezza». Cardini con cui «allenare i giocatori, e non i principi». Pioli trasuda serenità ed entusiasmo, non sbanda nemmeno quando viene sdoganato l'argomento tifosi, con quell'hashtag #PioliOut nato a priori: «Ho grande rispetto per loro, hanno diritto di critica. Ma per me è uno stimolo ulteriore per fare un buon lavoro». Nemmeno la sua dichiarata fede nerazzurra e il suo passato all'Inter lo distraggono: «Il passato è passato, non si può confondere un ragazzino di 13 anni pieno di capelli con uomo maturo, un professionista, ora pelato e con la barba e con grande voglia di fare bene. Voglio essere giudicato sulla base di quello che riuscirò a fare, non per quello che ero da bambino». Divertire e divertirsi ma soprattutto semplificare: «Giampaolo è un bravo allenatore, ma è diverso da me. So che troverò un gruppo sano, ma so che dovrò spronarlo per dare di più, è chiaro che dobbiamo fare meglio. Partiamo da un buon livello, ci sono ragazzi di valore. Vorrei far giocare un calcio che i ragazzi abbiamo il piacere di giocare e riconquistare i tifosi con una squadra positiva». Dalla rinascita di Piatek («letale in area») e Suso («ha qualità importanti»), dall'esplosione di Leao («potenziale da sfruttare») e dalla crescita di Paquetà («mezzala di qualità con inserimenti e gol») passeranno inevitabilmente i risultati, ma Pioli garantisce di voler praticare un calcio offensivo: «Il mio attacco parte dalla difesa, dall'aggressività. Più gente entrerà in area, più saremo pericolosi e più ci saranno occasioni». Un manifesto su cui Boban vuole marchiare con una bugia bianca l'assoluta fiducia di tutto il club: «Spalletti? La prima scelta del Milan è stata Pioli». Il tecnico dirige il primo allenamento davanti alla dirigenza, ritrova Caldara in gruppo (sarà pronto a novembre), ma ad aspettarlo a Milanello non c'è nessun tifoso. Per risollevare il Milan servirà anche convincere gli scettici.
Luca Guazzoni