Polonara: il mio obiettivo è andare nella Nba

L’ala, 24 anni, ha giocato la finale scudetto con Reggio Emilia: devo molto al Teramo Basket
TERAMO. Una finale scudetto persa, ma vissuta da assoluto protagonista. La convocazione in nazionale ed il sogno di far parte della rosa azzurra agli Europei del prossimo Settembre.
La crescita di Achille Polonara è stata esponenziale. A soli 24 anni ha bruciato le tappe ma non dimentica il suo punto di partenza, il Teramo Basket che lo ha lanciato ad alti livelli.
«È vero, è stata una bella crescita e ringrazierò sempre Teramo che mi ha dato tanto. I vari allenatori che si sono succeduti, da Capobianco a Ramagli, da Di Paolantonio a Raho e Di Meglio che mi hanno seguito maggiormente nel settore giovanile, tutti mi hanno insegnato qualcosa di importante. Senza dimenticare i due preparatori atletici, Faragalli e Mazzaufo. Teramo sarà sempre la mia seconda casa e spero di tornarci presto, quando avrò un periodo libero».
E si, perché il buon Achille che si sta rilassando in questi giorni sulle spiagge di Porto San Giorgio, vicino alla sua Ancona, ha da poco finito di giocare la finale scudetto; ma a breve, incombe il raduno con la nazionale.
«Sono molto onorato della convocazione, ma so benissimo che, finito il raduno, agli Europei andranno solamente in dodici. Dovrò dare tutto me stesso per cercare di convincere il coach». Polonara ritroverai anche Peppe Poeta in maglia azzurra. «Io e Peppe non ci siamo mai persi di vista anche se lui è andato a giocare in Spagna. Anzi, ogni qual volta ci sono i raduni con la nazionale io e lui siamo in camera insieme e credo che anche questa volta sarà così».
Una finale scudetto alle spalle. Achille Polonara è stato tra i grandi trascinatori di Reggio Emilia e ha catalizzato su di sé, ancor di più, l’attenzione di addetti ai lavori con giocate spettacolari, tanto da risultare anche l’Mvp di gara-1 e gara-5. Resta il rammarico per aver perso gara-7 in casa o l’orgoglio per essere arrivati cosi in alto? «Ci credevamo, giocavamo in casa e, fino a qualche minuto dalla fine, eravamo ancora avanti. La delusione è stata tantissima, ma Sassari è una squadra che non ha mai mollato. Siamo stati poco lucidi nei momenti conclusivi, comunque è stata una finale bellissima. Grazie all’unità nello spogliatoio siamo riusciti a ottenere un risultato straordinario nonostante i numerosi infortuni. Personalmente è stata un’esperienza incredibile, anche se quando giochi non riesci a renderti conto. Ero anche un po’ emozionato anche se lo ero di più due anni fa, con Varese, quando arrivammo fino alla semifinale scudetto (gara- 7 persa con Siena)».
Resterà a Reggio Emilia come da contratto. Fuori dal parquet Achille Polonara predilige Instagram e Twitter come social network e si definisce tipo tranquillo. «Durante l’anno non esco molto, l’importante è stare con amici e la famiglia. Mi piace il cinema e seguire anche il calcio, sono tifosissimo della Juventus».
Una famiglia di cui fa parte anche Valerio, il fratello maggiore, che in Abruzzo ha giocato con Lanciano e Pescara.
«Un pensiero alla Nba? È un obiettivo, perché dovrei negarlo. Ma non è facile, devo fare sempre il meglio, crescere anno dopo anno sempre di più». La finale scudetto è stata molto seguita, in diretta tv anche su Rai 3. E’ un piccolo passo avanti per dare maggior risalto alla pallacanestro. Ma secondo Polonara si può fare ancora di più. «Il vero tallone d’Achille credo sia il grande impiego di stranieri. Sassari, per esempio, ha giocato con un quintetto tutto straniero. Gli italiani se non giocano non potranno mai crescere. Dal prossimo anno, però, diverse squadre dovrebbero proporre più italiani, secondo le intenzioni. E poi c’è il problema della visibilità. I giornali sportivi contano le prime venti pagine di calcio e appena, una o due sugli altri sport, tra cui la pallacanestro. Così come i notiziari in tv».
Matteo Falzon
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