Polvere di stelle Balotelli&Cassano in fila per un lavoro

C’erano una volta i talenti, ora nessuno li vuole Mario a Nizza, Antonio al palo come Jovetic e Osvaldo
di GIORGIO BILLERI
Il tramonto arriva, al termine di una giornata o di una carriera . Ma c’è chi lo ha cercato, chi da sempre corre con incoscienza e le braccia spalancate verso il sole che si fa grande ed arancione. Gente carica di talento da non sapere cosa farsene, o quasi. Gente accomunata da gesti tecnici lussuosi e stupidaggini solenni. Talenti bruciati, che ieri hanno vissuto forse la giornata più triste. Qualche anno fa Mario Balotelli, Antonio Cassano, Stevan Jovetic, Pablo Daniel Osvaldo, Sisenando Maicon se li contendevano a suo di assegni dove gli zero non finivano mai. Ieri la scena più malinconica, con i loro agenti a passare di telefono in telefono, di presidente in presidente per cercare un posto di lavoro, uno qualsiasi, al loro protetto. Come se Roberto Bolle pietisse una serata in una balera di campagna.
Questo è il calcio: crudele e complice, generoso e smamorato. Prendete Balotelli: è nella scuderia di un drago come Mino Raiola, uno che ha le chiavi per tutte le porte. Eppure il Liverpool lo ha messo fuori rosa, ad allenarsi con i ragazzotti, sono arrivate offerte da Palermo, Crotone, Bologna. Per uno come Mario che si sente ancora un potenziale Pallone d’Oro, quasi uno smacco. Eppure avrebbe accettato, pur di non restare tutta la stagione sui seggiolini dell’Anfield Road. Ma Raiola, che non è stupido, lo aveva blindato con un ingaggio annuale stratosferico: 6 milioni netti (e immaginate le commissioni). nessuna squadra di seconda fascia della serie A poteva permetterselo. Solo un cinese poteva farlo: ed ecco il volo last minute per Nizza, Ligue francese, ckub dai capitali orientali, in prestito secco in un campionato dignitoso, ma niente più. E poco più ad est si consuma la triste parabola di Fantantonio Cassano: un giocatore immenso zavorrato da atteggiamenti sempre al limite. Un ragazzo di 34 anni costretto a cambiarsi con i mnagazzinieri, che Ferrero e Giampaolo nemmeno vogliono vedere. Offerte dalla B, Bari, Entella e Spezia, tentarivo in extremis del Pescara e del Palermo: lui che dice no a tutto, che vuole vivere a Genova anche da ripudiato al minimo di stipendio.
E Jovetic? Ha solo 26 anni e una vita agonistica davanti, ma lo accompagna la sensazione che il meglio sia già passato: all’Inter non lo voleva Mancini, non lo vuole De Boer. Troppo leggero per fare la punta, troppo narcisista per giocare a centrocampo. Un rebus tattico che solo l’amore di Firenze poteva risolvere, ma anche qui il bivio era obbligato: ridursi l’ingaggio per continuare a giocare. Missione fallita, quando conta il portafoglio raramente i giocatori fanno un passo indietro. Ed eccoci ad Osvaldo, bello e fatale attaccante argentino. Collezionista di tatuaggi, di belle chicas e un tempo anche di gol. E’ transitato nell’attico del calcio italiano: Roma, Juvce, Inter, senza lasciare traccia. E’ tornato al Boca, altro flop. Lui rivuole l’Italia ma gli approdi possibili sono meno lussuosi: Pescara. Chievo. E non si arriva a niente. A poche ore dallo stop del mercato ecco la telefonata di Maicon, senza contratto, all’Inter: se vi interessa, tornerei. Risposta secca: non ci interessa, grazie. E lui, con i quattro compagni di sventura, riprende la corsa verso il tramonto.

