Pomilio: io e l’azzurro, la leggenda continua

14 Settembre 2019

«Con Campagna sono in simbiosi. Che emozione al Quirinale»

PESCARA. La leggenda continua. Dalla vasca (dove ha vinto tutto) alla panchina, passando per idee e progetti: la vita di Amedeo Pomilio è legata indissolubilmente alla pallanuoto. Una storia a cui dà nuova linfa a suon di risultati. L’ultimo è stato quello conquistato a luglio, in Corea del Sud, che ha riportato il Settebello sul tetto del mondo. Lui, il figlio d’arte, era in panchina al fianco del ct Alessandro Campagna di cui è il vice da ormai dieci anni. E proprio per festeggiare il titolo di campione del mondo che Amedeo Pomilio mercoledì è stato, con la comitiva azzurra, al Quirinale ricevuto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Pomilio, la leggenda continua.
«È legata a quella della Nazionale, una favola con altre pagine da scrivere».
Ai Mondiali non eravate i favoriti.
«Il Settebello ha vinto grazie a intelligenza tattica e capacità fisica».
Che vi hanno permesso di sfruttare meglio di altri le nuove regole della pallanuoto.
«Le abbiamo interpretate meglio di tutti, è vero. Questo ha fatto la differenza. Nuove regole che, essenzialmente, danno più dinamismo al gioco e alleggeriscono il contatto fisico».
La chiave del Mondiale?
«Non l’abbiamo iniziato bene, ma avevamo la sensazione che qualcosa potesse accadere. Percepivamo la possibilità dei grandi margini di miglioramento. Contro la Germania, nel girone eliminatorio, abbiamo giocato male. Nel dopo partita c’è stato un momento di riflessione, quella scintilla che è scoccata contro la Grecia. Da lì in poi è stata una cavalcata trionfale».
Che ha visto protagonista il pescarese Francesco Di Fulvio eletto miglior giocatore della manifestazione dalla federazione internazionale.
«Ha preso consapevolezza dei propri mezzi e, soprattutto, della sua importanza nel gruppo. Ha ancora dei margini di miglioramento, visto che ha 26 anni. Diciamo che è al top nel mondo, sta a lui diventare il migliore».
Come si sfrutta un titolo mondiale?
«Con una strategia di marketing e comunicazione all’altezza della situazione. A mio avviso, qualcosa è stato fatto in questo senso e altro potrebbe essere fatto. Non dimentichiamo un dato: nel rapporto popolazione-praticanti in Italia si fa pallanuoto, a livello giovanile, molto più che in altri Paesi. Questo significa che c’è un terreno fertile da sfruttare».
Il suo rapporto con il ct Alessandro Campagna?
«Nasce da un feeling maturato in Nazionale, perché nei club non siamo mai stati compagni di squadra. In Nazionale siamo stati molto insieme. E questo rapporto è anche legato al fatto che siamo cresciuti con un unico maestro che è Ratko Rudic. Questo significa che la pensiamo allo stesso modo e reagiamo allo stesso modo quando ci troviamo di fronte a problemi e difficoltà. C’è un’empatia estrema al limite della simbiosi. Ma lo staff è composto da altre persone, il cui lavoro è fondamentale. Siamo in nove - tra cui il fisioterapista pescarese Luca Mamprin e il preparatore Goran Volarevic (portiere del Pescara, in A2, ndr) fondamentale per la crescita di Del Lungo - tutti utili e indispensabili allo stesso tempo».
L’anno prossimo ci saranno le Olimpiadi, l’Italia sarà la favorita.
«Saremo la squadra da battere, giocare contro di noi non è facile. Serbia e Croazia sono le principali antagoniste. Detto ciò, in questo momento il nostro destino dipende più che altro da come riusciamo a dare dinamicità al gioco. È questo che fa la differenza».
Anche la testa è già proiettata a Tokyo?
«In parte sì, nel senso che l’altro giorno abbiamo fatto una riunione operativa per programmare il lavoro da qui alle Olimpiadi».
Lei ha mai pensato di mettersi in proprio e di lasciare Campagna?
«A mettermi in proprio ci avevo provato qualche anno fa quando ho allenato la Pro Recco, ma poi devi fare una scelta e io non riesco a staccarmi dalla Nazionale. L’azzurro è una droga di cui non posso fare a meno. Le Olimpiadi ti danno un’emozione indescrivibile. E poi devo dire che il lavoro di vice è gratificante e di responsabilità».
Lei è anche il promotore del project financing che punta alla ristrutturazione e all’ampliamento delle piscine Le Naiadi, a che punto si trova?
«L’idea è quella di dare alla città di Pescara un luogo e un impianto che diano la possibilità di sviluppo sociale e sportivo degli sport natatori. Un’opera importante. Un’idea che è quella di un gruppo di giocatori (quelli del Triplete del 1987, ndr) che ha scritto pagine di storia dello sport. Al momento siamo in attesa dell’approvazione del progetto da parte della Regione e della messa a bando. È un passaggio decisivo».
Mercoledì è stato al Quirinale.
«Per la seconda volta, la prima nel 1992 dopo le Olimpiadi di Barcellona con il compianto presidente Scalfaro. Questa volta è stato ancor più emozionante perché ho ascoltato con attenzione le parole di un presidente, Sergio Mattarella, che parla con il cuore».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA