Calcio

Premio Galeone a Pescara, Max Allegri in lacrime: «È stato un riferimento»

29 Maggio 2026

Tanti gli ospiti per la prima edizione dell’evento organizzato dal sindacato dei giornalisti. Una giornata di emozioni e aneddoti legati all’allenatore che ha scritto la storia del Delfino

PESCARA. Le lacrime che rigano il volto di Max Allegri valgono più di qualsiasi discorso. Raccontano meglio di ogni parola cosa Giovanni Galeone abbia rappresentato per i suoi calciatori, per chi ha avuto la fortuna di incrociarlo nella propria vita e per un’intera città che non ha mai smesso di considerarlo uno di famiglia. Con la voce spezzata dall’emozione, l’ex allenatore del Milan apre la prima edizione del Premio Galeone, voluto e organizzato dal sindacato dei giornalisti, che ieri ha riempito la sala del Consiglio Comunale di Pescara di tifosi del “Profeta”. Tanti gli ospiti presenti: i giornalisti Paolo Condò, Riccardo Cucchi e Saverio Intorcia, gli allenatori Massimiliano Allegri, Eusebio Di Francesco e Marco Pomante, il presidente Renzo Ulivieri, il vice presidente Figc Daniele Ortolano e il capo della Lnd Abruzzo Ezio Memmo, il sindaco Carlo Masci, e molti ex giocatori e i dirigenti di quel Pescara diventato immortale sotto la guida di Galeone.

Una giornata fatta di racconti, ricordi e commozione nel nome del simbolo più grande che il calcio pescarese abbia mai avuto. Perché Galeone non è stato soltanto un allenatore. È stato un pezzo dell’anima di questa città. Uno che ha amato Pescara e i suoi colori più di qualsiasi altra cosa, ricevendo in cambio un affetto totale, viscerale, che non si è mai consumato col tempo. Pescara lo ha accolto, esaltato, discusso, salutato e poi riabbracciato sempre con lo stesso amore. E forse è proprio questo che rende Giovanni Galeone diverso da tutti gli altri. Non soltanto le vittorie, le promozioni o le imprese contro le grandi del calcio italiano. Ma il legame umano costruito con la sua gente. Un rapporto rimasto intatto anche ieri, a quasi sette mesi dalla sua scomparsa, nel giorno di un tributo che è sembrato più una dichiarazione d’amore collettiva che una semplice celebrazione. Le sue imprese calcistiche appartengono ormai alla storia della città. Arriva nel 1986 in un Pescara retrocesso in Serie C, «quasi per caso», ricorda l’ex presidente Panfilo De Leonardis.

Poi il ripescaggio in Serie B e subito la promozione. L’anno dopo, in Serie A, il suo Pescara diverte, emoziona, attacca senza paura. Batte l’Inter di Trapattoni a San Siro, supera la Juventus all’Adriatico e regala ai tifosi biancazzurri la prima storica salvezza nella massima serie. Poi arriva la retrocessione. Galeone lascia il Pescara, ma non lascia mai davvero Pescara. Quando viene richiamato nell’autunno del 1990, la città lo accoglie come si accoglie chi torna a casa. Lo stadio lo abbraccia, la gente lo acclama. E lui, ancora una volta, prende per mano una squadra in difficoltà e la riporta in Serie A. Genio e sregolatezza, intuizione e libertà. Precursore in panchina, uomo brillante e imprevedibile fuori dal campo. Simpatico, ironico, affettuoso. Amante della bella vita e della vita bella. Questo era il “Gale” per chi ieri ha preso la parola durante la cerimonia. E quelle lacrime di Allegri, arrivate ancora prima dei ricordi, sono state soltanto l’ennesima conferma di ciò che Giovanni Galeone è stato e continuerà ad essere per questa città.

Quando Allegri prende il microfono per rispondere alle domande di Daniele Barone e Grazia Di Dio, per qualche secondo non riesce neanche a parlare. I ricordi gli attraversano la mente troppo velocemente, gli occhi si riempiono di lacrime, la voce si ferma. Poi arrivano gli applausi, qualche coro dalla sala, e Allegri trova la forza di iniziare il suo racconto. «Quello che mi lega al “Gale” è il nostro rapporto. È stata la mia guida in campo e soprattutto dopo che ho smesso di giocare. È stato un precursore e quello che mi ha insegnato spero di riuscire a tramandarlo. Quando l’ho visto l’ultima volta era sorridente, come sempre. Lo ricordo con quel suo non prendersi troppo sul serio ma fare le cose seriamente. Non ha mai perso la sua saggezza, il suo coraggio e quell’incoscienza che l’ha sempre contraddistinto».

«Ricordarlo oggi», conclude Allegri, «con tutte queste persone e questo affetto è importante. Dovunque sia, si starà rendendo conto di quanto questa città lo ami». Il microfono passa a Paolo Condò, opinionista sportivo di Sky, che ricorda: «Giovanni è cresciuto a Trieste, ed è lì che l’ho conosciuto. Parlare di calcio con lui è una di quelle medaglie che porto con fierezza sul petto. Rispondeva sempre, a qualsiasi ora, e parlava. Lo faceva con sincerità e affetto ed ero molto preparato, non solo sul calcio. Si poteva parlare di libri, film, musica e aveva sempre un punto di vista originale. La grandezza di queste figure», conclude, «è quella di avere un loro punto di vista sul mondo. Non sempre sei d'accordo con loro, ma hai sempre un punto di vista che vale la pena di essere ascoltato. Grazie “Gale”».

Seduta in prima fila c’è anche la moglie di Galeone, Annamaria Toneatti, per tutti “Checca”. L’emozione anche per lei, quando prende il microfono è tanta: «Era bello, l’ho sempre cercato di evitare da giovane ma quando andavo in giro con le mie amiche me lo ritrovavo dietro a cantare e mi innamorai». Quando si parla del Pescara “Checca” ricorda: «Il suo cuore era qui. Quando partivamo dal nord, arrivati ad Ancona gli si illuminavano gli occhi. Grazie per questa giornata, grazie». Interviene anche Riccardo Cucchi, voce inconfondibile che quel Pescara dei sogni ha avuto il privilegio di raccontarlo. «Io quel 21 giugno 1987 c’ero. Parlare di calcio senza ricordare il “Gale” è impossibile. È un imprinting, almeno per me e quelli della mia generazione. Il calcio è emozione e divertimento e, soprattutto, deve divertire. Il più grande insegnamento che ci ha lasciato Galeone è questo: giocare con il sorriso. E se possibile far sorridere i propri tifosi».

La cerimonia prosegue con gli altri interventi, da Eusebio Di Francesco, che quel Pescara l’ha vissuto da tifoso in Curva Nord, a Saverio Intorcia della Repubblica, fino a Renzo Ulivieri e ai tantissimi ex giocatori di quel magico Pescara che ha scritto la storia. Aneddoti, risate e lacrime: con questo spirito l’evento continua fino all’intervento di Nella Grossi, presidente del Club Donne Biancazzurre che racconta l’ultimo incontro con il “Profeta”. «L’ultima volta che Galeone è stato a Pescara è venuto a cena con noi donne del club per il mio compleanno. E anche negli ultimi tempi, quando lo chiamavo, mi diceva sempre: “Nella, ricordati che l’ultima cena l’ho voluta fare con voi donne”. Lui era così, leggero e scherzoso. E così è rimasto nel cuore di tutti».

Nel finale tra l’apoteosi della sala gremita, c’è il tempo per premiare gli ospiti con le targhe del premio Galeone. Una targa la riceve Marco Pomante, come miglior allenatore dei Dilettanti. Una Max Allegri, consegnata dalla moglie di Galeone, mentre una era prevista per Gian Piero Gasperini che purtroppo non è riuscito ad essere presente. Quando l’evento finisce e la sala si svuota, nel silenzio resta la sensazione di aver vissuto, in un paio d’ore, la storia di un grande personaggio rimasto scolpito nel cuore della città di Pescara.

@RIPRODUZIONE RISERVATA