Prima clandestino, poi maestro le tante vite di un giuliese tosto

22 Novembre 2018

Marco Giampaolo è il frutto di una nobile tradizione calcistica, quella giuliese. E’ anche un esempio. A 51 anni, infatti, è un allenatore che più volte ha saputo ribellarsi al destino avverso. Da...

Marco Giampaolo è il frutto di una nobile tradizione calcistica, quella giuliese. E’ anche un esempio. A 51 anni, infatti, è un allenatore che più volte ha saputo ribellarsi al destino avverso. Da calciatore era un centrocampista, lento e illuminato. Non è andato oltre la serie B, ad Andria. Giuliano Sonzogni il primo maestro. Naturale la predisposizione per la panchina a cui dà seguito studiando e rileggendo gli appunti messi da parte quando era un calciatore. Ma non ha il patentino per allenare in C. E così fa prima l’osservatore e poi il vice. Incontra Galeone, a Pescara, ma è Adriano Buffoni che più di tutti gli dà fiducia, a Giulianova. Giampaolo è il vice, ma in pratica allena lui senza apparire. La stessa cosa accade a Treviso con Ammazzalorso. E ad Ascoli con Silva. Lo sanno tutti e così arriva la squalifica perché esercita la professione senza patentino. L’exploit di Ascoli (ripescaggio in serie A) gli permette di fare il Supercorso. L’ascesa continua a Cagliari e a Siena. Va vicino alla panchina della Juve, nel 2009, ma gli viene preferito Ferrara. Da lì inizia la discesa. Non è tipo da facili compromessi. Celebre il no a Cellino che lo richiama sulla panchina del Cagliari, a costo di rinunciare ai soldi. Lo stesso, poi, fa anche a Brescia. Non gliene va bene una, sembra sulla via del declino. Sembra ma non è così, perché dopo l’esperienza in C a Cremona arriva la chiamata dell’Empoli, in A, al posto di Sarri passato al Napoli. La ripartenza è di quelle brucianti. A livello tecnico e tattico risulta essere più malleabile. Non più il sistema di gioco davanti a tutto, ma le qualità dei calciatori a seconda delle quali sceglie moduli e strategie. Ottiene risultati e valorizza giocatori, quanto di meglio si possa chiedere a un allenatore. Nell’estate del 2016 sfiora il Milan per poi dire sì alla Sampdoria. Questa volta il contraccolpo non c’è. Conquista tutti a Genova, sponda doriana. Il patron Ferrero lo definisce un maestro di calcio, di certo è una gallina dalle uova d’oro dal momento che sgrezza talenti in serie che poi la società vende.
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