Processi in hotel: tra dirigenti, avvocati e turisti è una babele

DALL’INVIATO. Il calcio sporco dell'estate 2015 sfila in un albergo, l'NH Hotel, in pieno centro di Roma. Ci sono turisti che vanno e vengono, per lo più stranieri, mentre si celebrano i processi...
DALL’INVIATO. Il calcio sporco dell'estate 2015 sfila in un albergo, l'NH Hotel, in pieno centro di Roma. Ci sono turisti che vanno e vengono, per lo più stranieri, mentre si celebrano i processi sportivi per illecito. E si chiedono chi sono queste persone che affollano la hall dell'albergo: chi avvolti in vestiti eleganti, chi con cravatte improbabili, chi con bermuda, chi con tacchi altissimi.
La risposta li coglie di sorpresa: sono calciatori (pochi), dirigenti, procuratori e, soprattutto, avvocati. Sfila il calcio sporco, quello che ha riempito le pagine dei giornali tra maggio e giugno e che ha creato una nuova ondata di indignazione nell'opinione pubblica. Sono tre giorni in cui accade di tutto e di più, dentro e fuori l'aula del dibattimento.
Si parte con il presidente del tribunale Sergio Artico che arriva in ritardo, martedì, perché il suo volo per Roma era in ritardo. E poi l'arringa di Chiacchio all'una di notte per difendere il Teramo. Lo stesso Artico che ammonisce un avvocato: «Altro che Ferragosto, di questo passo facciamo Natale». I processi si celebrano in un'aula grande dove vengono ammessi solo i tesserati accreditati; in un'altra, la sala stampa, due monitor proiettano le immagini in diretta per permettere ai giornalisti di seguire le fasi dibattimentali. Il pienone il giorno di Savona-Teramo, trenta posti a sedere tutti occupati.
Nella hall c'è di tutto e di più. Il calcio è rappresentato dalla Sicilia fino a Savona e a Padova. Decine e decine di persone mischiate tra di loro, protagonisti o testimoni di partite di calcio che la procura ritiene truccate. Ognuno ha una storia diversa. Nessuno che ammetta una mezza responsabilità: o vittime di un complotto o chiamati in causa per colpa di un altro. «Mi trovo in mezzo ai guai per una telefonata, ti rendi conto?», fa uno. E l'altro: «A me lo dici. Sono stato tirato in ballo da quel testa di c…». E poi c'è Enzo Nucifora, ex ds della Torres, del Pescara e del Chieti, che racconta le sue prigioni: «Alle 5 del mattino sono venuti a casa, polizia e carabinieri. Accerchiato, nemmeno fossi un killer. Ho quasi 70 anni e 42 li ho vissuti nel calcio. Mai un'ammonizione e mai una squalifica. Eppure», continua il dirigente di San Benedetto del Tronto, «un bel giorno mi sono trovato in carcere per una partita di calcio. Sette persone in una cella. Mi hanno messo a dormire al terzo piano di un letto a castello. A venti centimetri dal soffitto, ma ti rendi conto? Dico io, ma siamo in uno stato di polizia?». I protagonisti sono gli avvocati, quelli più famosi si portano dietro uno stuolo di collaboratori e di stagisti. Abbracciano e rassicurano i deferiti: «Non ti preoccupare, ci penso io». In aula vanno a caccia di cavilli e di istanze. Ma il collegio giudicante va avanti imperterrito. Ha l'ordine di procedere in fretta.
La Federazione vuole le sentenze subito, in modo da far partire i campionati. Fa tenerezza un avvocato quando prende il microfono e dice rivolto alla corte: «Scusate l'emozione, sono alla mia prima udienza di processo sportivo». Altri sfoggiano teoremi, codici e codicilli. Gli avvocati frenano e la corte accelera. E poi quanta fantasia per giustificare una parola o un gesto sotto inchiesta, s'inventano di tutto. Libera D'Amelio, avvocato giuliese di Di Giuseppe e di Di Nicola, polemizza con il presidente Sergio Artico, per tutti una sorta di divinità.
La D'Amelio è a Roma con il marito, Girolamo D'Alessandro, calciatore ex Giulianova, ora tra i dilettanti. La pescarese Flavia Tortorella, che difende L'Aquila con Marco De Paulis, è veloce e incisiva: una manna dal cielo per i giudici che implorano gli avvocati di non perdere tempo. Gli abruzzesi sono presenti ovunque: sul banco degli imputati, al tavolo degli avvocati e nelle commissioni chiamate a giudicare: in quella del caso Catania, ad esempio, ci sono gli avvocati Sergio Quirino Valente di Teramo e Giuseppe Febbo di Pescara.(r.c.)
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