PROGETTO FALLITO: È UNA SCONFITTA PER I DUELLANTI

5 Marzo 2018

L’esonero di Zeman è un epilogo scontato di un matrimonio nato per interessi. Il divorzio era atteso per fine stagione, è stato anticipato di qualche mese perché il Pescara non dava segnali di...

L’esonero di Zeman è un epilogo scontato di un matrimonio nato per interessi. Il divorzio era atteso per fine stagione, è stato anticipato di qualche mese perché il Pescara non dava segnali di speranza. E’ fallito un progetto, quello avviato poco più di un anno fa quando il boemo è tornato in riva all’Adriatico con l’obiettivo di programmare una nuova Zemanlandia. Che nessuno ha mai visto. Le responsabilità non sono solo del tecnico, chiaramente. Ma sono anche sue. In che percentuale è tutto da stabilire.
Il fallimento del progetto chiama in causa in primis la società che l’aveva avviato dopo l’esonero di Oddo e una retrocessione dalla A a cui mancava solo il sigillo della matematica. La carta Zeman serviva a ridare fiducia e speranza a una piazza sfilacciata e mortificata. Un rilancio, quello di Sebastiani. Chi meglio del tecnico della promozione in serie A del 2012? Chi meglio dell’icona del calcio spettacolo per una piazza che si ciba di risultati sì, ma anche di bel calcio? I fatti, però, hanno dimostrato che questa minestra riscaldata era insipida. Ed è andata a male, perché Zemanlandia non s’è mai vista. Zeman non ha fatto Zeman. Né sul piano dei risultati né su quello del gioco. I rapporti tra il boemo e il presidente Sebastiani si sono deteriorati con il passare del tempo. Da tre mesi sembravano dei separati in casa. Una frecciata dietro l’altra, l’allenatore mandava messaggini velenosi e il presidente gli rispondeva per le rime. Fino all’esonero di ieri mattina. Adesso il dibattito verterà sulle responsabilità: chi sta con Sebastiani dirà che è colpa del boemo; chi sta contro il presidente sosterrà che la società non ha messo a disposizione del tecnico i giocatori giusti per costruire Zemanlandia. Probabilmente, avranno ragioni entrambi i partiti. Il mercato del Pescara non è stato digerito dall’allenatore e certi suoi comportamenti non sono piaciuti alla dirigenza.
Sta di fatto che il matrimonio non poteva andare più avanti, perché il Pescara era diventato piatto e lontano dagli obiettivi. A volte Zeman parlava della squadra come se non fosse sua. Con un distacco che non è passato inosservato. Tante volte è stato detto e scritto che non sembrava la formazione di Zeman.
E Zeman non sembrava più quello della stagione 2011-2012. Anche negli allenamenti. La scelta di schierarsi politicamente (a favore del M5S) negli ultimi giorni ha acuito il distacco dal presidente che, invece, venerdì sera era presente alla convention del centrodestra a favore di Guerino Testa. In pratica erano diventati due rette parallele.
Progetto fallito, quindi. A perderci - oltre ai diretti interessati - è soprattutto il Pescara. Che sperava di vivere la stagione della riscossa e, invece, sta digerendo un campionato anonimo. L’entusiasmo in città è al minimo, le presenze allo stadio in netta diminuzione sono il termometro di una città delusa. Sebastiani tenta la scommessa Massimo Epifani nella speranza di vincerla così come è stato in passato per Eusebio Di Francesco, Cristian Bucchi e Massimo Oddo, anche loro allenatori promossi dalla Primavera e poi finiti in serie A.
L’augurio è quello, sia per i diretti interessati che per i colori biancazzurri. Ma le condizioni di partenza sono diverse. Oggi c’è bisogno prima di tutto di mettere in sicurezza il Pescara. Poi, a fine stagione occorrerà azzerare tutto. Cancellare gli strascichi della retrocessione dalla serie A che il Pescara sta ancora pagando. Sì, perché la storia sta dicendo che la promozione del 2016 ha colto tutti impreparati.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA