Quei fischi non graditi a Lanciano fanno rumore

Il malcontento di parte dei tifosi giudicato ingeneroso da tecnico e squadra
LANCIANO. Se numeri alla mano, il ko di sabato (il terzo in casa sui quattro complessivamente rimediati in stagione) non ha prodotto grossi danni di classifica (invariato il sesto posto, in attesa dell’odierno posticipo serale tra Spezia ed Avellino), l’atteggiamento, nel corso dello stesso match, tenuto da una parte del pubblico presente sugli spalti del Biondi, ha invece generato un malessere da parte di tecnico e squadra. Che giudicano ingenerosi certi fischi, soprattutto alla luce del rendimento sin qui fatto registrare dai frentani.
È vero che quella vista all’opera sabato non era la Virtus ammirata contro il Catania e, per lunghi tratti, a Modena, ma non deve essere stato certo piacevole, per loro, vedere gente abbandonare le tribune dopo il raddoppio ospite o invocare a gran voce (soprattutto dal settore distinti) l’ingresso in campo di Amenta, al posto del criticatissimo Ferrario. Invito peraltro ignorato dal trainer virtussino, che coerentemente con le scelte fatte alla vigilia, ha tenuto sino alla fine in campo l’ex leccese. Che pur essendo reduce da una settimana un po’ travagliata (per noie muscolari era stato infatti costretto a svolgere lavoro differenziato), una volta recuperato e inserito nella lista dei convocati, è stato schierato sin dal primo minuto.
A conferma del fatto che, nelle gerarchie del tecnico rossonero, è lui il titolare, con Amenta prima alternativa nel ruolo. Semmai bisognerebbe sapere qual è il pensiero, al riguardo, del 34enne centrale capitolino, che dopo l’esaltante stagione scorsa (probabilmente la migliore della sua quasi ventennale carriera), caratterizzata da 35 presenze e ben 6 reti all’attivo (miglior realizzatore della squadra targata Baroni), mai avrebbe immaginato una simile inversione di tendenza. Sicuramente condizionata dai due turni di squalifica scontati a inizio di stagione e dalla successiva serie di acciacchi fisici, ma proseguita anche quando il giocatore, a detta del suo stesso allenatore, ha recuperato la condizione. Amenta, già di per sè schivo e poco incline alle dichiarazioni pubbliche, si è ben guardato dal commentare la situazione.
Di certo non piacevole, anche se con la correttezza e professionalità che da sempre lo hanno contraddistinto (tanto da farne uno dei giocatori più amati e rispettati all’interno dello spogliatoio) in questi sei anni e mezzo di militanza in rossonero, il numero sei virtussino ha accettato senza fiatare tali scelte, continuando a lavorare in attesa di un’eventuale chance. Che però tarda ad arrivare (appena due le presenze quest’anno, contro Frosinone e Ternana), tornando ad alimentare le voci relative a un possibile divorzio dal club frentano.
La dirigenza ha sempre stroncato sul nascere una ipotesi simile, ma col mercato ancora aperto, sia pur sino alle 23 di stasera, tutto è ancora possibile. Specie se alle porte della Virtus dovesse bussare qualche club (anche dalla Lega Pro) che, pur di accaparrarsi uno dei migliori difensori della serie B (almeno sino allo scorso anno) oltre a offrire al calciatore un ingaggio allettante (sarebbe l’ultimo della carriera), potrebbe magari garantire un indennizzo alla Virtus. In attesa di eventuali sviluppi, e tornando al discorso riguardante la piazza, non sono passati certo inosservati, sabato, gli interventi sull’argomento del tecnico Roberto D’Aversa, che ha usato toni un po’ più soft («chi paga il biglietto è libero di dire ciò che vuole, ma di certo non aiuta la propria squadra», il succo delle sue dichiarazioni post partita) e del capitano Carlo Mammarella. Che assai meno diplomaticamente, ha infatti puntato il dito contro una parte dei tifosi, lamentandosi senza mezzi termini del loro atteggiamento. «Sto qui da una vita», ha spiegato il terzino sinistro nella mixed zone, per poi rincarare la dose in sala stampa, «e, mi spiace dirlo, ma quella di oggi (sabato per chi legge, ndc) è stata una roba vergognosa. In sette anni una simile cattiveria non l’avevo mai vista. Cori inopportuni oltre che ingenerosi, ed il fatto che siano partiti quando la partita era ancora sullo 0-0 mi induce a pensare che fosse qualcosa di premeditato. Non voglio generalizzare, ma una cosa è certa: così non si fa il bene della Virtus. Soprattutto quando si va a colpire il singolo, come nel caso di Stefano (Ferrario, ndc) o Antonio (Piccolo, ndc), che al pari di tutti gli altri, danno l'anima in campo e meriterebbero dunque maggior rispetto. Del resto, i primi ad essere scontenti per questo ko siamo proprio noi».
Stefano De Cristofaro
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