Quei giocatori che a turno diventano “motivatori”

1 Luglio 2016

MONTPELLIER. Non serve una particolare arte oratoria ma, per dirla con De Sciglio, basta «parlare con il cuore». Tra i tanti piccoli segreti delle vittorie azzurre, emergono ora le figure dei...

MONTPELLIER. Non serve una particolare arte oratoria ma, per dirla con De Sciglio, basta «parlare con il cuore». Tra i tanti piccoli segreti delle vittorie azzurre, emergono ora le figure dei motivatori azzurri. Un giocatore prima di ogni partita, nei minuti che precedono l'adrenalina pura dell'ingresso in campo, interrompe il sacro silenzio dello spogliatoio con un breve discorso. Nella Nazionale “ugualitarià” di Conte, il ct fa il suo discorso alla squadra prima che tutti si chiudano nel loro stanzone, divisi anche dallo staff tecnico. Ma in quel quarto d'ora dentro le mura chiuse a tutti, prima che il vice allenatore cominci a fare il countdown dell'ingresso in campo, no: la parola va a un giocatore, e non per forza deve essere un veterano o un 'titolarè. Può anche essere il più giovane. «Io non l'ho ancora fatto», spiega De Sciglio, «ma magari succederà. Non c'è una regola, parla chi se la sente. E dice quel che gli viene dal cuore. Io direi: ragazzi, dobbiamo credere in noi stessi, anche oggi che c'è la Germania campione del mondo. Dobbiamo metterci il cuore, dobbiamo dare tutto quello che abbiamo dentro».

Riti preparatori, scaramantici o motivazionali che siano, hanno contraddistinto tutte le nazionali, soprattutto quelle con lo spirito vincente. Quello di questa Italia è un modo, nato dall'interno di un gruppo che non ha primedonne da sopportare, per rafforzare i vincoli oltre che per motivare: tutti hanno diritto di parola, tutti hanno qualcosa dentro per accendere la scintilla del fuoco evocato dal ct. Motivatori azzurri.