Rajola: corsa, difesa e un’Amatori da play off

Dal campo alla panchina: domenica inizierà una nuova vita
PESCARA. Sprizza energia da tutti i pori Stefano Rajola. Non sarà più protagonista in campo, perché a 45 anni ha scelto di iniziare la carriera in panchina, ma la carica è la stessa. Domenica il via al campionato di serie B e lui sarà il coach dell’Amatori Pescara che si presenterà ai nastri di partenza rinnovata nel roster, ma con immutate ambizioni. Nel girone C ci sono anche Teramo, Campli, Giulianova e We’re Ortona. Tanti derby, tra cui quello previsto nella prima giornata tra Giulianova e Teramo.
Rajola, dal campo alla panchina a 45 anni.
«Cambia tutto, perché prima da giocatore pensavo a me stesso; oggi, invece, devo occuparmi di tutto e tutti».
Magari dorme di meno la notte.
«Sicuramente».
Il rapporto con i giocatori rimasti dalla passata stagione con i quali ha giocato fino a maggio?
«Abbiamo messo le cose in chiaro in estate. C’è rispetto dei ruoli, al di là del fatto se mi chiamano “Steve” o coach».
Rajola è uno che si agita in panchina.
«Sono me stesso, ma se serve qualche sfuriata la faccio. Anzi, l’ho già fatta».
L’obiettivo dell’Amatori?
«Entrare nei play off, diciamo quinto o sesto posto».
E le altre abruzzesi?
«E’ un campionato tutto da scoprire. Non c’è la grande favorita, ma ci sono diverse buone squadre. Dico Bisceglie, San Severo, Recanati e Matera più qualche sorpresa. Potrebbe essere un’abruzzese. Chissà...».
Andando nel dettaglio?
«Teramo aveva già un buon roster e, tra gli altri, ha inserito Musso, con il quale ho giocato, e Cicognani. Quindi, dovrebbe migliorare il suo rendimento. Giulianova non lo conosco a fondo; la We’re Ortona ha cambiato tanto e, quindi, è da scoprire; e Campli fa sempre buone squadre. Questa volta è chiamato a ricominciare un ciclo, ma ci tiene a fare bene e non tradirà le attese».
Cinque abruzzesi nello stesso girone.
«Non può che far bene al movimento regionale, perché aumenta competitività e interesse. Oltre ad accentuare la rivalità campanilistica. Ognuna cercherà di arrivare prima dell’altra».
L’Amatori a che punto si trova?
«Abbiamo fatto un buon precampionato. Le premesse sono ottime, ma ora la parola passa al campo».
Subito, domenica, a Bisceglie.
«Prima a Bisceglie e poi in casa con San Severo. Dopo, alla quarta, contro Recanati. L’avvio è in salita, ma ci consentirà di capire il valore della squadra. Tra l’altro, Bisceglie e San Severo sono guidati, rispettivamente, da Sorgentone e Salvemini, gli allenatori con cui ho lavorato negli ultimi anni a Chieti e a Pescara. I motivi di interesse non mancheranno».
Che tipo di gioco sta dando Rajola all’Amatori?
«Un impatto difensivo ci dev’essere, viste anche le caratteristiche mie da giocatore. Diciamo che cerco di adeguarmi anche alle caratteristiche del roster. Resta il fatto che, correndo, la squadra potrà dare il meglio di sè. Correndo significa attaccando subito l’avversario senza aspettarlo. Mi piace la squadra che tiene poco in mano il pallone onde evitare di subire la fisicità degli avversari. Un basket piacevole e, spero, redditizio».
In serie B da quest’anno sette senior e tre under nati dal 1997 in poi.
«E’ una delle variabili del campionato. Bisogna vedere quanto incideranno i giovani. Noi, come Amatori, abbiamo scelto di partire con ragazzi 1999 e 2000 prodotti del nostro vivaio. Mi riferisco ai vari Luca D’Eustacchio, Del Sole, Di Giorgio e Boscherini. Non hanno l’esperienza di un 1997, ma sono molto bravi. Hanno talento».
Sono andati via Pepe, Di Donato, Battaglia e Rajola non gioca più.
«La squadra è nuova, ma io sono fiducioso. L’obiettivo è qualificarsi per i play off. Arrivare quarti sarebbe ancora meglio».
Il fattore campo che peso ha in serie B?
«E’ uno dei fattori che contribuiscono alle fortune di una squadra. Noi negli ultimi anni abbiamo riavvicinato la gente di Pescara al basket, è uno dei motivi di orgoglio della società; spero di proseguire su questo trend».
Rajola tra qualche anno dove si immagina?
«Non vado oltre. Io sono contento e orgoglioso di poter allenare la squadra della mia città. Per me è il massimo. Poi, non so che cosa mi riserverà il futuro».
Dalla serie B alla A2, alla vicina Roseto che avete affrontato al torneo di Campli.
«Anche gli Sharks hanno cambiato molto. Il gruppo di italiani non è male, al contrario mi sembra ben assortito; le fortune dipenderanno dagli stranieri, come al solito. Sono nuovi e hanno bisogno di ambientarsi e di capire la nostra pallacanestro. A questi livelli gli stranieri fanno la differenza e possono indirizzare la stagione».
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