Rajola: io e il salto in A2 Dal trionfo all’incubo

La promozione di Montecatini e poi la bocciatura della federazione
PESCARA. Un anno fa di questi tempi c’erano attesa e speranza in vista della final four di Montecatini. Poi, il 16 giugno 2019 la vittoria contro San Severo che ha schiuso le porte della A2 all’Amatori Pescara dopo oltre 30 anni. Una gioia strozzata in gola nel giro di qualche settimana quando l’iscrizione e la relativa documentazione sono state bocciate dal consiglio federale. A distanza di un anno, però, con il tecnico Stefano Rajola c’è la volontà di rivivere quel trionfo, al di là del trauma successivo. Dalla prima gara persa (79-74) contro l’Urania Milano a quella vinta (77-71) contro San Severo che ha aveva dominato la regular season. Era una domenica quel 16 giugno al PalaTerme di Montecatini. «Il giorno prima eravamo andato vicini all’obiettivo, battuti dall’Urania in dirittura d’arrivo», racconta il tecnico Pescara ora sulla panchina dell’Ancona (serie B) che ieri ha festeggiato 48 anni. «Alla final four ci sono due chance, pensi di farcela, perché se fallisci la prima ne hai un’altra a disposizione. E così dopo aver perso contro l’Urania sono rimasto al palasport per vedere San Severo-Orzinuovi convinti che i pugliesi la spuntassero e che noi il giorno dopo avremmo affrontato Orzinuovi. Ma abbiamo capito, io e i miei assistenti, dopo pochi minuti che il pronostico sarebbe stato sovvertito. E così ci siamo concentrati su San Severo». La squadra del teatino Salvemini aveva una tradizione favorevole con l’Amatori. «Di più, era la nostra bestia nera. Uno squadrone. Però, finita la partita serale ho cercato di riorganizzare le idee e a mezzanotte ho chiesto alla squadra di fare una riunione». È così che Rajola ha cominciato a vincere la sfida decisiva. «Volevo cominciare a infondere fiducia, perché il giorno dopo dovevamo avere sfrontatezza per pensare di farcela. E c’era il fatto che San Severo non era così brillante come all’inizio della stagione. Volevo caricare il gruppo contro quello che era uno spauracchio per tutta una serie di motivi. Ho dormito poco», prosegue nel racconto. «Poi, domenica mattina siamo andati a fare allenamento, San Severo no. Un po’ di tiri, giusto per muoverci. Nel gruppo avvertivo la tensione positiva. Forse noi eravamo più spensierati». Quel tanto che basta per ribaltare il pronostico e conquistare la A2 per la gioia dei tanti tifosi al seguito. «Ho pensato che ce l’avevamo fatta a venti secondi dalla fine, perché il basket insegna che tutto può accadere. Avevo paura anche a più cinque a un minuto dalla sirena».
La stagione. L’Amatori era partita per entrare nei primi quattro posti e San Severo era la squadra favorita. «Non eravamo i più forti, ma la società aveva allestito una squadra per giocarcela. Volevamo migliorarci. Tant’è che abbiamo infilato una serie di 10 vittorie di fila e conquistato il secondo posto alla fine del girone d’andata. Avevamo budget e obiettivi diversi rispetto a chi era stato costruito per vincere. Però alla lunga altri valori hanno fatto la differenza». Non sono state tutte rose e fiori. «Durante la stagione abbiamo allungato la squadra con due under (Gay e Pedrazzani) che però non sono stati metabolizzati dal gruppo a livello di rotazioni. Una concorrenza che non ha dato tranquillità, ma che durante i play off ha fatto la differenza. In finale four due gare in 26 ore, la panchina lunga serve».
Da pescarese. Stefano Rajola profeta in patria. «Da ragazzo ho vissuto le varie soddisfazioni che ci hanno regalato pallanuoto, calcio e basket. Un’epopea fantastica a Pescara. Il mio sogno era portare la squadra in A2 prima di smettere da giocatore. Non ci sono riuscito e non immaginavo di centrare l’obiettivo da allenatore. Ecco perché, indipendentemente da come è andata a finire, resta l’orgoglio di aver scritto una pagina di storia con tutti gli altri protagonisti dell’Amatori. Stacco raramente dal basket, cerco sempre di vivere in simbiosi con la città in cui gioco o alleno. Allenare a casa mia e portare Amatori in A2 penso sia una soddisfazione ineguagliabile». Il momento più brutto? «A Reggio Calabria, dove siamo stati eliminati (e poi ripescati nei play off per inadempienze della Viola, ndr). Ma il vero rimpianto era gara-1 per una sconfitta immeritata. Momenti di difficoltà ci sono stati anche durante la stagione, quando abbiamo perso tre gare di fila. Però alla fine la squadra era cresciuta a livello di gioco e di rendimento, lievitata come collettivo e come singoli. Ricordo la bella vittoria a Salerno: se non sei una squadra importante non ci riesci».
Il sogno in frantumi. Poi, è arrivato il momento che la A2 è sfumata, a luglio. «Stavo facendo il corso allenatore, fuori regione. Ogni tanto sentivo la società. La prima paura è che non riuscissimo a fare l’iscrizione. Però, è andata. Poi, dopo 20-25 giorni, ho cominciato a sentire di questi controlli della ComTec. Speravo tutto a posto, ma il dubbio rimaneva. Tant’è che…». Dopo quanto tempo ha metabolizzato? «Mai, nemmeno oggi. Io fino all’ultimo momento ho sperato che fosse un incubo. Mi sono illuso fino alla fine. Dispiace che i ragazzi come mio figlio non riescano a vedere la serie A2 a Pescara. Non so quando ricapiterà un’occasione del genere».
E ora? A Pescara due anni da allenatore e quattro da giocatore. «Quando sono arrivato il seguito non era elevatissimo. Poi, però, un po’ alla volta si è creato entusiasmo e questo significa che c’è margine per poter lavorare. Il riscontro di quel 16 giugno è stato eccellente, ancora oggi la gente mi ferma per strada per parlare di quella promozione». Ora è ad Ancona, con quali progetti? «Abbiamo un budget importante da gestire in un ambiente giovane che ha voglia di arrivare. La società si vuole strutturare per fare le cose per bene».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

