Rebonato, un veronese che stasera tifa Pescara: «Da voi ho lasciato il cuore»

26 Maggio 2019

L’attaccante della promozione in A del 1987 è cresciuto nell’Hellas: «In Abruzzo l’anno più bello della mia vita, se devo scegliere dico Delfino»

PESCARA. Veronese e cresciuto nel settore giovanile dell’Hellas, ma questa sera il suo cuore, seppur diviso a metà, batterà per il Pescara. È inevitabile se ti chiami Stefano Rebonato e sei stato un Dio in maglia biancazzurra. E non basta essere nel giro delle vecchie glorie del Verona e partecipare alle iniziative di beneficenza dei gialloblù. Troppo forte il richiamo del Delfino per chi ha fatto impazzire di amore una città. «A Pescara l’anno più bello della mia vita», sentenzia il bomber di Galeone. Il coro della curva nord in suo onore risuona a distanza di oltre 30 anni. È diventato un must negli anni. Anche chi non era ancora nato negli anni Ottanta a Pescara sa chi è Stefano Rebonato. Due anni in maglia biancazzurra, uno indimenticabile (1986-87) coronato con la promozione in serie A, la stessa che cercano i biancazzurri adesso. «Ero allo stadio mercoledì sera, al Bentegodi. E gli amici mi sfottevano. Mi chiedevano: “Per chi tifi?”. Io ho il cuore diviso a metà: sono veronese, ma a Pescara ho vissuto l’anno più bello della mia carriera, oserei dire della mia vita. Come faccio a dimenticare quella stagione? Come si fa a non emozionarsi al solo ricordo di un gruppo partito alla chetichella e poi capace di trascinarsi la città fino a farla impazzire di amore per il Delfino? Non posso tifare contro i colori biancazzurri, anche se si gioca contro l’Hellas. Non ce la faccio».
Quindi?
«Se devo scegliere dico Pescara. I mie figli (Federico, Riccardo e Martina, ndr) mi chiedono di vedere i gol che ho fatto con il Pescara mica le stagioni con l’Hellas. Che pure è nel mio cuore. Devo tornare in Abruzzo, forse lo farò in estate; porterò i miei figli dove io e mia moglie siamo stati da Dio».
Come si immagina l’Adriatico-Cornacchia?
«Sono passati tanti anni, ma io me lo immagino una bolgia di passione e calore. C’è in palio la serie A, mica le noccioline».
Che cosa ha visto al Bentegodi?
«Una partita tirata, non bella ma nemmeno brutta. Forse, qualcosa in più da parte del Verona, diciamo ai punti avrebbe meritato qualcosina in più. Ma il pareggio non è uno scandalo, anzi...».
Il Pescara?
«Squadra tosta, mica facile da affrontare! Dietro ha gente navigata, che sa il fatto suo; a centrocampo ci sono persone di esperienza e di sostanza. E poi ha ali rapide».
Il Rebonato di oggi si chiama Mancuso?
«Così sembra. È arrivato a quasi 20 gol (19 per l’esattezza, ndr). I miei 21 del 1986-87 oggi sono diventati un traguardo facilmente raggiungibile. Alla mia epoca, invece, era un boom. Sì, Mancuso mi ha fatto una bella impressione. Non a caso ha colpito un palo».
Il ricordo di Pescara?
«Eccezionale, fantastico. Il ricordo della città e di quel gruppo, inimitabile. Ancora oggi ci sentiamo. Una ventina di giorni fa ho sentito al telefono Gasperini (allenatore dell’Atalanta, ndr) e ci siamo ripromessi di vederci quanto prima per fare due chiacchiere e rivangare i vecchi fasti».
Torniamo alla partita, come sarà?
«Difficile per entrambe le squadre. Giocare per due risultati su tre è un vantaggio. Ma come imposti la partita? Per il pareggio? E te lo porti fino alla fine quando magari un episodio può stravolgere tutto? No, troppo rischioso. L’ideale sarebbe sbloccare subito il risultato in modo da indirizzare in maniera chiara la partita».
Il Verona?
«Mentalmente è più libero. Deve pensare solo a vincere, non ha nulla da gestire o da amministrare».
Pazzini o Di Carmine?
«Tutti e due insieme. Il Verona deve vincere e il messaggio, fossi io l’allenatore, lo darei sin dal calcio d’inizio».
Perché il pescarese Fabio Grosso ha faticato sulla panchina del Verona fino a essere esonerato?
«La verità è che non ha mai legato con l’ambiente. Troppo freddo. C’è stata poca complicità con la città. Molto distaccato e alla lunga certe cose le paghi. Un conto è allenare alla Juve, un altro a Verona o in altre città dove c’è più sentimento, calcisticamente parlando».
Dove vedrà la partita?
«A casa davanti alla televisione. E sto pensando che in estate farò un salto giù, me lo chiedono i ragazzi. Chissà, troverò le bandiere del Pescara sui balconi delle case come ai miei tempi».
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