Ricambio nel 40% delle discipline

31 Marzo 2017

Passaggi di testimone e conferme: bocce, volley e pallamano, quante novità!

PESCARA. Ex campioni bocciati, storici passaggi di testimone e diverse conferme. Si è completato il quadro delle presidenze federali che faranno parte del consiglio nazionale del Coni nel quadriennio fino al 2020. A riempire le caselle ci sono stati i rinnovi della Federsquash (Figs) con Piero Bartoletti e quella della Bocce (Fib) con Marco Giunio De Sanctis, che, dopo una vigilia accesa fatta di denunce e polemiche, ha vinto la battaglia con l'uscente Romolo Rizzoli, da 24 anni in sella. Accanto a tante conferme (su tutte, quelle di Carlo Tavecchio alla Federcalcio, Angelo Binaghi alla Federtennis e Paolo Barelli alla Federnuoto), è il cambio di molti vertici l'elemento di spicco dell'intero processo: comprese le discipline sportive associate, infatti, ha riguardato circa il 40% del totale, un risultato storico e che è tappa fondamentale nel cammino verso l'elezione del presidente del Coni, l'11 maggio. Cammino che, al momento, vede candidato unico l'attuale numero 1 Giovanni Malagò. Il rinnovamento, va detto, non è stato ottenuto con le candidature di ex atleti, come Jury Chechi bocciato nella ginnastica (Fgi), Stefano Mei idem nell'atletica (Fidal) o Antonio Rossi nella canoa-kayak (Fick). Dove invece i cambiamenti ci sono stati, non sono mancate le sorprese, con ere finite: alle bocce, Rizzoli era al vertice dal '93; alla pallavolo (Fipav), Carlo Magri ha lasciato il posto a Bruno Cattaneo dopo oltre 21 anni; alla pallamano (Figh), Francesco Purromuto era in carica dal '97; e alla ginnastica (Fgi), Riccardo Agabio ha passato la mano a Gherardo Tecchi dopo 16 anni. Altre elezioni con colpi di scena, infine, sono state quelle nella Danza sportiva (Fids), costretta a ripetere il voto dopo la vittoria per acclamazione, ma irregolare, di Giovanni Costantino, nominato poi commissario e infine sconfitto da Michele Barbone; e nella Pugilistica (Fpi), dove Vittorio Lai ha avuto la strada spianata dal ritiro dell'uscente Alberto Brasca, deciso nel giorno stesso della votazione.