Ricci: io, Chieti e l’Eurolega dopo lo scudetto a Bologna ora voglio vincere a Milano

L’ala teatina dell’Ax Armani e della Nazionale si racconta a 360°: «All’Olimpia per lasciare il segno, ma punto anche a laurearmi»
CHIETI. «Sono felice. A 30 anni mi trovo dove volevo essere, ovvero all’Olimpia Milano, Nient'altro da aggiungere». Altro passo avanti per Giampaolo “Pippo” Ricci che sta trovando spazio e apprezzamento anche nella blasonata formazione milanese. Annata strepitosa, dunque, per il 30enne cestista teatino che a 16 anni andò via di casa per cercare di diventare un giocatore di pallacanestro e, nel giugno scorso, da capitano, ha conquistato lo scudetto con la Virtus Bologna prima di vivere in azzurro l’esperienza delle Olimpiadi di Tokyo.
Insomma, Ricci, obiettivi più che mai raggiunti?
«Certamente sì, ma allora, da ragazzo, non pensavo veramente alla categoria dove sarei potuto arrivare. Volevo provarci e basta. Considerando ogni traguardo come premio ai tanti sacrifici messi assieme anche perché il considerarsi arrivato non fa parte del mio carattere».
Volge al termine un 2021 davvero sfavillante sul quale, tra campionato ed Eurolega, non c’è forse nemmeno tempo di soffermarsi.
«Si gioca sempre. È dura dal punto di vista fisico e stressante sotto il profilo mentale. Ma va bene così. Ci mancherebbe altro. Devi imparare a gestire minutaggi diversi: senza sentirti escluso se giochi poco, sempre pronto, anzi prontissimo, nel momento in cui c’è bisogno di te sul parquet».
Che tipo è coach Ettore Messina?
«Un tecnico esigente che cerca sempre di tirar fuori qualcosa di meglio dai suoi giocatori. Quel qualcosa che, il più delle volte, fa la differenza».
In carriera un continuo crescendo di rendimento. Determinazione, applicazione e, soprattutto, i solidi valori morali della famiglia. Un buon passato sotto canestro per papà Francesco (ex sindaco di Chieti) e mamma Marisa, entrambi medici, il fratello Pierbruno, biotecnologo che vive a Parigi e di recente ha scritto un romanzo sulla storia di un giovane abruzzese che si trasferisce nella capitale francese, e la sorella Maria Irene che gioca in A2 con il volley Macerata.
Ma quante volte squilla questo cellulare?
«Parecchie. Sono molto legato alla famiglia. Per loro c’è sempre tempo e bisogna trovare anche quello per preparare l’ultimo esame e laurearmi in matematica. Pero, se ti organizzi, riesci a far tutto, anche a conoscere meglio una grande città come Milano. Sento, a volte, anche l’amico Simone Fontecchio (è di Francavilla, ndc) che gioca in Spagna nel Baskonia, che ho affrontato in Eurolega».
Segue il basket abruzzese?
«Seguo, ovviamente, la Lux Chieti e spero possa raggiungere presto la permanenza in A2. In serie B vedo che Roseto sta prendendo quota per quel salto di categoria che si merita».
Anno nuovo, traguardi nuovi?
«Quando sei all’Olimpia l’obiettivo può essere solo quello di vincere. Qui curano ogni dettaglio per metterci in condizione di dare il massimo e, poi, ci sono i tifosi del Forum che mi regalano grandi emozioni apprezzando forse proprio il fatto che in campo do veramente tutto» .
Giuseppe Rendine

