l'intervista al cestista abruzzese

Ricci lancia la sua Olimpia: «sogno i play off di Eurolega»

23 Settembre 2026

Il teatino ha appena vinto la Supercoppa: «Puntiamo a confermarci in serie A»

CHIETI

Vincere aiuta a vincere, ma se si parla di Giampaolo “Pippo” Ricci il concetto di vittoria supera ogni logica strettamente quantitativa. Il teatino, da questa stagione capitano unico dell’Olimpia Milano, domenica pomeriggio ha sollevato il nono trofeo della sua carriera in maglia milanese, la Supercoppa italiana a Tortona contro la Reyer Venezia (la terza consecutiva, oltre ai quattro Scudetti e alle due Coppa Italia, senza considerare i successi anche con le maglie della Virtus Bologna e della Vanoli Cremona). Insomma, dopo l’incredibile e storico triplete della scorsa stagione, i biancorossi sono ripartiti alla grande e mettono nel mirino un altro anno da dominatori incontrastati, almeno in serie A. E la 35enne ala di Chieti è pronta ad apporre la sua firma ancora su altre imprese.

Ricci, domenica è arrivato il suo undicesimo trofeo in carriera, il nono con Milano. La stagione, insomma, è partita come meglio non si poteva.

«Siamo felicissimi di aver portato a casa la Supercoppa, perché queste sono competizioni che quasi tutti snobbano ad inizio stagione, ma se perdi poi rosichi un po’. Quindi meglio così. E poi è stato emozionante sollevare il trofeo per la prima volta da capitano unico della squadra. Anche davanti alla mia famiglia».

A proposito di famiglia, in estate è diventato padre del piccolo Pietro che domenica era sugli spalti insieme alla sua compagna Silvia. Com’è la nuova vita da papà?

«È pazzesca ed emozionante al tempo stesso, anche se non nego una certa stanchezza perché la notte si dorme poco (ride, ndr). Però devo dire che non sono solo e con Silvia stiamo crescendo molto come coppia, sostenendoci a vicenda. L’arrivo di Pietro mi dà ancora più carica per dare il meglio in campo. È vero, domenica era a Tortona ma è ancora piccolo e non ha capito nulla. Non vedo l’ora che cresca per fargli vedere tante partite e capire, prendendolo in braccio, che suo papà è il capitano dell’Olimpia Milano».

Sicuramente la bacheca dei trofei conquistati nei primi cinque anni della sua esperienza a Milano è già bella piena, ma quali sono i suoi obiettivi per quella che partirà domenica pomeriggio in casa con Trieste?

«L’anno scorso abbiamo vinto praticamente tutto in Italia, quindi puntiamo a confermarci in campionato. Sapendo che non sia mai facile riuscirci».

Invece venerdì sera partirà ufficialmente l’Eurolega e c’è subito una delicata trasferta a Belgrado, contro il Partizan.

«Se in Italia abbiamo fatto molto bene, l’anno scorso forse non abbiamo brillato in Europa. Quindi l’obiettivo è migliorarci sognando di arrivare almeno tra le prime dieci per un posto nei play off. Ma parlo non a caso di sogno perché il livello si è alzato incredibilmente e ci sono diverse corazzate come il Real Madrid piuttosto che le greche che sono costruite per vincere. Venerdì partiamo subito da una sfida alla nostra portata contro il Partizan e sono queste le gare da provare a vincere perché, se facciamo punti anche fuori casa, la stagione si mette subito sui binari giusti. Sicuramente dovremo amalgamarci bene e il prima possibile in quanto siamo un gruppo giovane con solo due settimane di allenamenti insieme».

Però si è deciso di ripartire con la sorpresa della passata stagione, il tecnico Peppe Poeta, che si è dimostrato già pronto per questi palcoscenici al suo secondo anno da capo allenatore. Quanto è stato un fattore per la seconda parte della stagione scorsa dopo l’addio di Messina?

«Peppe è una persona super ed un amico allo stesso tempo. Le dico solo che, prima che diventasse l’allenatore dell’Olimpia Milano, facevamo ogni estate le vacanze insieme, ora è meglio evitare perché i ruoli sono diversi e occorre rispettare determinati equilibri. Però sono felicissimo del suo lavoro. Ha un’incredibile empatia con i giocatori, sa cosa dire, capisce cosa proviamo durante la partita ed è già abituato alla pressione, avendo centrato la finale scudetto al primo anno da tecnico con Brescia e vincendolo l’anno scorso con noi».

Questo sarà il suo ultimo anno di contratto garantito a Milano: spera di restare o inizia a pensare anche ad un riavvicinamento verso casa, in Abruzzo?

«Mi piacerebbe restare, sarei falso se non le dicessi questo. Milano è la mia seconda casa, qui è nato mio figlio e qui mi piacerebbe farlo crescere. Poi ovviamente non mi precludo nulla, ma ad oggi la vedo molto difficile che possa tornare a casa. Adoro stare a Chieti, ritrovare parenti e amici, ma in vacanza. A livello professionale mi starebbe stretto. Seguo a distanza le vicende di Roseto e Chieti e mi auguro che queste due piazze possano davvero tornare il prima possibile in palcoscenici più importanti perché l’Abruzzo è la terra del basket, dove si cresce respirando pallacanestro».

Tra una sfida in Eurolega e una partita di campionato, c’è da conquistare il pass per i Mondiali del 2027. La finestra estiva non è stata molto positiva, ma come vede il progetto del ct Banchi considerando che, nel rinnovamento generale, lei è uno dei pochi veterani dello spogliatoio?

«Cambiare non è mai semplice, con Banchi abbiamo iniziato un percorso con tanti giovani interessanti che si stanno inserendo nelle rotazioni. Vogliamo provare a qualificarci e, nonostante qualche passo falso a luglio, ci sono ancora le finestre di novembre e febbraio per riuscirci. La nostra classifica è buona, quindi ci sono tutti i presupposti. Io cerco di essere una presenza importante e d’esperienza nello spogliatoio, mettendomi sempre a disposizione. Poi, sono arrivato a quota 84 in termini di presenze».

Allora possiamo dire che punta almeno a quota cento con la maglia azzurra?

«Esattamente, quello sarebbe un altro sogno che si realizza...».

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