Rimonte e rimpianti, il Pescara fa tredici
Nel girone di ritorno i biancazzurri si sono fatti beffare 6 volte gettando all’aria 13 punti, ma i play off sono ancora alla portata
PESCARA. Innamorarsi della sofferenza. Al Pescara piace così. Pari, rimpianti e un bottino utilissimo buttato all’aria. La squadra di Baroni è ancora in zona play off, ma la delusione è tanta dopo il pareggio con il Perugia. I 58 punti e l’ottavo posto in classifica non fanno stare tranquilli i tifosi biancazzurri. Il Delfino anche sabato ha sprecato l’ennesima occasione per incamerare punti pesanti, pesantissimi, in chiave spareggi. Con una vittoria sarebbe schizzato al sesto posto con i play off quasi garantiti. Invece no, perché ai pescaresi piace (anche tanto) complicarsi la vita.
Certo, il Perugia ha realizzato il gol del 2-2 in netto fuorigioco, ma è pur vero che il Pescara con la doppia superiorità numerica è riuscito a suicidarsi. «Ci piace farci del male da soli», il commento di Marco Baroni a fine gara. Come dargli torto, per carità, anche se la sua squadra è particolarmente innamorata della sofferenza.
Sono ben 13 i punti che il Pescara ha avuto tra le mani e poi al triplice fischio finale ha dovuto consegnare ai vari avversari. Nel girone di ritorno i biancazzurri hanno “elargito” punti senza troppi problemi.
Su 19 partite disputate nella seconda parte di stagione, in ben sei partite (quasi il 30%) ha fatto “regali”.
Alla seconda di ritorno, contro la Ternana, dopo l’autorete di Zampano e il pareggio di Bjarnason, si è fatto infilzare da Ceravolo che ha portato in dote tre punti agli umbri. Era il 24 gennaio. Poi un mese e mezzo di pausa, ma non poteva mancare il cadeau all’ex Pasquale Marino, che, con il suo Vicenza, dopo essere andato due volte sotto, alla fine è riuscito a strappare un punticino al suo vecchio Delfino, con quel gol del 2-2 segnato da Coco al 91’. Poi a La Spezia, stesso risultato e con l’uomo in più. Anche qui la rimonta dei liguri è dura da digerire. Il Pescara, dal possibile colpaccio, si è riportato a casa un misero punticino e ha rischiato anche di andare al tappeto. Dopo cinque giorni, era il 2 aprile, all’Adriatico è arrivato il Brescia e la rimonta delle rondinelle è letale per la squadra di Baroni.
I biancazzurri dal 2-1 sono andati al tappeto (2-3). Lo stop di Frosinone e tre vittorie di fila avevano scacciato gli spettri, ma ecco che Memushaj e soci sono ricaduti nella trappola, ad Avellino. Dall’1-0, il Pescara è andato sotto e alla fine ha alzato bandiera bianca (3-2 per gli irpini). Poi l’ultima con il Perugia, con il 2-2 che ha fatto arrabbiare lo stato maggiore del Pescara. Certo, gli arbitraggi in qualche frangente hanno influito sul risultato, ma gli episodi sono troppi per cucirsi addosso degli alibi. Sabato, dopo la partita, Marco Baroni è stato tenuto a rapporto dal presidente Sebastiani e dal dg Repetto. Addirittura si è sfiorato l’esonero, ma alla fine è prevalsa la linea morbida e la piena fiducia in Baroni, che ha ascoltato nella pancia dell’Adriatico le lamentele dei dirigenti.
Sabato c’è la trasferta di Varese contro una squadra retrocessa da tempo e con mezza squadra fuori tra infortuni e squalifiche (saranno 10 gli assenti). Il Pescara deve assolutamente vincere e sperare che il Livorno non faccia lo stesso all’Ardenza, contro il Vicenza di Pasquale Marino. All’ultima giornata ci sarà proprio lo scontro diretto con i toscani di Panucci. La sofferenza può bastare.
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