Ripartire o aspettare? Anche a Pescara la tifoseria è divisa

I Rangers contrari: «Giocare a porte chiuse è inaccettabile» Donne biancazzurre: «Giusto portare a termine la stagione»
PESCARA. Supporters biancazzurri divisi sulla ripresa del campionato. Il viaggio nel cuore della tifoseria pescarese evidenzia punti di vista differenti in merito alla ripartenza.
La posizione più intransigente è dei Pescara Rangers, il gruppo storico della curva Nord fondato nel 1976 che spinge compatto verso lo stop. Al contrario, il club Donne biancazzurre sarebbe disposto a rivedere le squadre in campo per salvare il sistema. Più o meno simile la riflessione di William Gelsumino, presidente di Quelli del Delfino, che però parla a titolo personale, dal momento che all’interno del club ci sono opinioni diverse.
Infine, la drastica riflessione di un tifoso del gruppo Distinti che, indipendentemente dalla ripresa, considera a forte rischio l’interesse e la passione nei confronti dello sport più amato dagli italiani.
Pescara Rangers. «ll campionato è finito, non deve ripartire», la posizione dei tifosi della Nord, «davanti a una simile tragedia sanitaria ed economica non è il momento di pensare al pallone». Il cuore pulsante del tifo pescarese lancia un messaggio alle autorità. «Giocare a porte chiuse è inaccettabile, il calcio è aggregazione e divertimento, perciò fino a quando gli stadi non saranno aperti ai tifosi le partite non si devono disputare». Nei giorni scorsi il gruppo si è reso protagonista di una lodevole iniziativa di solidarietà distribuendo a circa 150 famiglie pescaresi generi alimentari e altri beni di prima necessità.
Donne biancazzurre. Il club a luglio festeggerà 43 anni di vita e si è attivato per aiutare la città raccogliendo fondi per l’ospedale Santo Spirito di Pescara (domani la consegna dell’assegno). Sulla ripresa del torneo, la presidentessa Nella Grossi si esprime così. «Sarebbe giusto portare a termine la stagione, perché i verdetti si assegnano sul campo e non a tavolino. Certo, ci sono altre priorità, ma il calcio, oltre ad essere una delle principali industrie del Paese, è parte della nostra società. Eppure, anziché supportarlo, è stato preso di mira proprio dal ministro dello Sport; noto un accanimento inconcepibile verso il mondo del pallone. Ripeto, sono favorevole alla ripresa, ovviamente con tutte le precauzioni. Se le autorità non riusciranno a garantire la sicurezza bisognerà fermarsi, anche se il calcio rischierebbe la morte: quante squadre riusciranno ad iscriversi?». Nella Grossi direbbe sì alle gare a porte chiuse. «Giocare senza pubblico è desolante, ma dobbiamo ripartire e trovare la soluzione per riportare in futuro la gente allo stadio».
Quelli del Delfino. «Sarebbe logico ricominciare indicando un termine preciso entro il quale chiudere il campionato», le parole di William Gelsumino. «Il calcio può dare un piccolo sollievo agli appassionati, una parvenza di ritorno alla normalità. Inoltre, grazie alla ripresa, migliaia di persone potrebbero tornare al lavoro, ovviamente in condizioni di sicurezza. Purtroppo si dovrà giocare senza spettatori: è davvero triste, ma quantomeno un tentativo va fatto, poi se le cose dovessero andare male bisognerebbe rifermarsi». Il club Quelli del Delfino, fondato nel 2015, ha raccolto 2.500 euro che sono stati spesi per l’acquisto di materiale sanitario per l’ospedale di Pescara.
Gruppo Distinti. «Da una parte sarebbe giusto ripartire per evitare i contenziosi, ma serve una data precisa», il commento di Ezio, uno dei tifosi del gruppo che segue le gare casalinghe del Pescara dalla tribuna Adriatica. «Il problema vero è un altro. Senza la passione della gente il calcio rischia di perdere di interesse, se non c’è più l’abitudine di andare allo stadio finisce tutto. Spero di sbagliarmi, ma per noi tifosi è comunque una morte annunciata, forse torneremo sulle gradinate a marzo e dovremo rispettare la distanza chissà per quanto tempo. Senza vaccino o garanzie sulla salute il calcio è morto, così come i gruppi ultrà».
Giovanni Tontodonati
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