Riportò il Pescara in serie A nel 1979 Da brividi quello spareggio a Bologna

PESCARA. Nell’estate del 1978 il Pescara, appena retrocesso in serie B, decide di non confermare Giancarlo Cadè in panchina. Non bastano circa diecimila firme raccolte dai tifosi per far cambiare...
PESCARA. Nell’estate del 1978 il Pescara, appena retrocesso in serie B, decide di non confermare Giancarlo Cadè in panchina. Non bastano circa diecimila firme raccolte dai tifosi per far cambiare idea alla dirigenza che punta su Antonio Valentin Angelillo. La squadra riparte con grandi ambizioni e alla fine riesce a tornare nel massimo campionato italiano conquistando il 1° luglio del 1979 la seconda promozione in serie A della sua storia dopo lo spareggio di Bologna contro il Monza.
Il Delfino termina la stagione regolare al terzo posto e allo stadio Dall’Ara le reti di Peppino Pavone, attuale ds del Pescara, e Bruno Nobili mandano in estasi i tantissimi sportivi provenienti da tutto l’Abruzzo. Quel 1° luglio di quasi 39 anni fa, proprio grazie all’invasione dei supporters biancazzurri, nasce il mito dei “quarantamila”. In verità, anche nella precedente promozione del 1977, si registra a Bologna un esodo incredibile, di poco inferiore a quello del 1979.
Molti pensano che il cammino con Angelillo sia stato esaltante, in realtà le cronache raccontano di un’annata molto tribolata. Storicamente la piazza pescarese ama il calcio offensivo e pretende dalla squadra un atteggiamento sbarazzino e coraggioso. Il credo, quasi sicuramente, nasce con Cadè nel ’76-77. Così si spiega la feroce contestazione che Angelillo subisce alla settima giornata del torneo 1978-79. Il Delfino si presenta a Monza con 11 punti in classifica (5 vittorie e un pareggio a Palermo). Eppure, basta un altro mezzo passo falso (1-1) per scatenare l’ira dei tifosi. «È vero», racconta Bruno Nobili, «nonostante fossimo imbattuti, i pescaresi contestarono pesantemente Angelillo. Ricordo che qualche tifoso si presentò sotto la sua abitazione rompendogli il campanello. Diciamo che fu un’annata tribolata, però riuscimmo ugualmente a centrare l’obiettivo». I tifosi, nostalgici del calcio frizzante di Cadè, rimproverano ad Angelillo la qualità scadente del gioco. Sanguigno, scaramantico, poco amante della diplomazia, Angelillo non riesce a creare una grande empatia con l’ambiente e nemmeno con lo spogliatoio. E a tre giornate dalla fine rischia anche l’esonero. «Perdemmo a San Benedetto del Tronto complicandoci il cammino verso la serie A. Poi, però, battemmo la Pistoiese e il Foggia conquistando lo spareggio».
In quel torneo Giorgio Repetto è il calciatore più utilizzato con 36 presenze su 38 gare. «Nonostante non giocassimo benissimo», afferma l’ex centrocampista del Delfino e attuale ds del Teramo, «chiudemmo il campionato con 48 punti centrando poi la promozione. Angellillo non ebbe solo il duro compito di sostituire Cadè nel cuore dei pescaresi, ma anche quello di gestire una squadra formata da tanti calciatori forti, tra i quali alcuni provenienti da squadre blasonate di A. Comunque, vederlo calciare il pallone in allenamento era fantastico». Angelillo venne confermato in A, ma dopo 5 gare venne sostituito da Giagnoni.
Nel 1972-73 Angelillo allenò il Chieti del patron Guido Angelini in serie C, ma, nonostante il discreto cammino, a 5 giornate dalla fine del torneo venne esonerato per dissapori con la società che lo accusava di dare troppa libertà ai giocatori. Si racconta che i calciatori fossero contrari all’allontanamento del tecnico, tanto da dedicargli il 7-1 rifilato al Potenza nel match successivo. I neroverdi chiusero il campionato al sesto posto.(g.t.)
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