Riscatto e consensi con l’Italia dei giovani

Pari con la Germania, Mancini si gode la sorpresa Gnonto
ITALIA1
germania1
ITALIA (4-3-3): Donnarumma 6,5; Florenzi 7, Acerbi 6, Bastoni 6, Biraghi 6 (35’st Dimarco sv); Frattesi 7 (40’st Ricci sv), Cristante 6,5, Tonali 6,5 (35’st Pobega sv); Politano 6 (20’st Gnonto 6,5), Scamacca 7 (40’st Cancellieri sv), Pellegrini 7. A disp: Cragno, Meret, Calabria, Luiz Felipe, Barella, Mancini, Raspadori. Allenatore: Mancini.
GERMANIA (4-2-3-1): Neuer 6; Kehrer 6, Rudiger 6,5, Sule 6, Henrichs 6 (14’st Hofmann 6,5); Kimmich 6, Goretzka 6 (24’st Gundogan 5,5); Gnabry 6,5 (36’st Raum sv), Muller 5,5 (24’st Havertz 6), Sane 6,5 (14’st Musiala 6,5); Werner 6,5. A disp: Trapp, Baumann, Tah, Nmecha, Klostermann, Brandt, Schlotterbeck. Allenatore: Flick.
Arbitro: Jovanovic (Serbia).
Reti: 25’st Pellerini, 28’st Kimmich.
Note: spettatori presenti 23.754 per un incasso di 382.400 euro. Ammoniti Pellegrini, Florenzi, Kehrer, Tonali, Bastoni, Havertz, Werner, Cancellieri. Angoli 3-3.
BOLOGNA
Da Wembley al Dall'Ara, la giovane Italia si rimette in carreggiata. Fatte le dovute proporzioni, gli azzurri di Bologna, città dove Roberto Mancini ha esordito da calciatore e che ieri sera gli ha regalato un ottimo pareggio in Nations League contro una Germania arrivata in formato mondiale, sono apparsi più simili nello spirito a quelli dell'Europeo vinto un anno fa che non a quelli bastonati dall'Argentina, a Londra, solo mercoledì scorso. La paura di una seconda disfatta contro un avversario temibile si è trasformata in fretta in entusiasmo grazie ai cambiamenti di formazione e la cinquantesima panchina del Mancio da ct è stata premiata dal coraggio di aver lanciato per la prima volta nella mischia una serie di esordienti. Tra tutti Wilfred Degnand Gnonto, 18enne cresciuto nell'Inter ma che per giocare ha avuto bisogno di andare in Svizzera e che, debuttando in azzurro alla stessa età del tecnico, ha regalato l'assist a Pellegrini per il momentaneo vantaggio dell'Italia. Ha mostrato di avere corsa, voglia e qualità, caratteristiche fondamentali per aprire il ciclo che dovrebbe servire a far dimenticare la delusione del Mondiale mancato. Sperimentale l'Italia di Mancini ma chi è sceso in campo non ha badato alle polemiche sui compagni che in questi giorni hanno lasciato prematuramente il ritiro. Più che collaudata la Germania di Flick, con sei su undici del Bayern Monaco e pochissimo spazio all'improvvisazione. Basta dare un'occhiata al numero di presenze in Champions dei giocatori schierati per avere in istantanea il gap di esperienza internazionale tra le due formazioni: Germania 543 presenze e 107 gol, Italia 128 presenze e due gol (uno di Florenzi e uno di Pellegrini). Più Thomas Muller, da solo, che tutti gli azzurri messi insieme. Quasi naturale allora che la partita in avvio la facciano i tedeschi, che ormai da qualche anno hanno aggiunto alle storiche caratteristiche di fisicità e organizzazione i piedi di calciatori come Gnabry o Sané, ieri sera entrambi, per la verità, poco concreti. Gli azzurri provano soprattutto a non scomporsi, abbassano il ritmo, ma non rinunciano a giocare, come vuole Mancini, seppur di rimessa. Affidano al debuttante Frattesi le fiammate, a Tonali le idee. Scamacca si è battuto finché è rimasto in campo tra Ruediger e Sule, spesso si è liberato per la conclusione.
Nella ripresa i gol dopo diverse sostituzioni. Lorenzo Pellegrini trasforma in gol un assist di Willy Gnonto. Ma la gioia dura un paio di minuti, il tempo per Kimmich di infilare Donnarumma, gol convalidato dopo un check al var per un tocco di mano di Werner, ma con braccio aderente al corpo.
Martedì a Cesena sfida all’Ungheria, nel frattempo Mancini se la gode: «Ho giovani bravi e li faccio giocare». Gnonto, la rivelazione della serata: «Che emozione! Ringrazio il ct per l’occasione».
Angelo Caradonna
germania1
ITALIA (4-3-3): Donnarumma 6,5; Florenzi 7, Acerbi 6, Bastoni 6, Biraghi 6 (35’st Dimarco sv); Frattesi 7 (40’st Ricci sv), Cristante 6,5, Tonali 6,5 (35’st Pobega sv); Politano 6 (20’st Gnonto 6,5), Scamacca 7 (40’st Cancellieri sv), Pellegrini 7. A disp: Cragno, Meret, Calabria, Luiz Felipe, Barella, Mancini, Raspadori. Allenatore: Mancini.
GERMANIA (4-2-3-1): Neuer 6; Kehrer 6, Rudiger 6,5, Sule 6, Henrichs 6 (14’st Hofmann 6,5); Kimmich 6, Goretzka 6 (24’st Gundogan 5,5); Gnabry 6,5 (36’st Raum sv), Muller 5,5 (24’st Havertz 6), Sane 6,5 (14’st Musiala 6,5); Werner 6,5. A disp: Trapp, Baumann, Tah, Nmecha, Klostermann, Brandt, Schlotterbeck. Allenatore: Flick.
Arbitro: Jovanovic (Serbia).
Reti: 25’st Pellerini, 28’st Kimmich.
Note: spettatori presenti 23.754 per un incasso di 382.400 euro. Ammoniti Pellegrini, Florenzi, Kehrer, Tonali, Bastoni, Havertz, Werner, Cancellieri. Angoli 3-3.
BOLOGNA
Da Wembley al Dall'Ara, la giovane Italia si rimette in carreggiata. Fatte le dovute proporzioni, gli azzurri di Bologna, città dove Roberto Mancini ha esordito da calciatore e che ieri sera gli ha regalato un ottimo pareggio in Nations League contro una Germania arrivata in formato mondiale, sono apparsi più simili nello spirito a quelli dell'Europeo vinto un anno fa che non a quelli bastonati dall'Argentina, a Londra, solo mercoledì scorso. La paura di una seconda disfatta contro un avversario temibile si è trasformata in fretta in entusiasmo grazie ai cambiamenti di formazione e la cinquantesima panchina del Mancio da ct è stata premiata dal coraggio di aver lanciato per la prima volta nella mischia una serie di esordienti. Tra tutti Wilfred Degnand Gnonto, 18enne cresciuto nell'Inter ma che per giocare ha avuto bisogno di andare in Svizzera e che, debuttando in azzurro alla stessa età del tecnico, ha regalato l'assist a Pellegrini per il momentaneo vantaggio dell'Italia. Ha mostrato di avere corsa, voglia e qualità, caratteristiche fondamentali per aprire il ciclo che dovrebbe servire a far dimenticare la delusione del Mondiale mancato. Sperimentale l'Italia di Mancini ma chi è sceso in campo non ha badato alle polemiche sui compagni che in questi giorni hanno lasciato prematuramente il ritiro. Più che collaudata la Germania di Flick, con sei su undici del Bayern Monaco e pochissimo spazio all'improvvisazione. Basta dare un'occhiata al numero di presenze in Champions dei giocatori schierati per avere in istantanea il gap di esperienza internazionale tra le due formazioni: Germania 543 presenze e 107 gol, Italia 128 presenze e due gol (uno di Florenzi e uno di Pellegrini). Più Thomas Muller, da solo, che tutti gli azzurri messi insieme. Quasi naturale allora che la partita in avvio la facciano i tedeschi, che ormai da qualche anno hanno aggiunto alle storiche caratteristiche di fisicità e organizzazione i piedi di calciatori come Gnabry o Sané, ieri sera entrambi, per la verità, poco concreti. Gli azzurri provano soprattutto a non scomporsi, abbassano il ritmo, ma non rinunciano a giocare, come vuole Mancini, seppur di rimessa. Affidano al debuttante Frattesi le fiammate, a Tonali le idee. Scamacca si è battuto finché è rimasto in campo tra Ruediger e Sule, spesso si è liberato per la conclusione.
Nella ripresa i gol dopo diverse sostituzioni. Lorenzo Pellegrini trasforma in gol un assist di Willy Gnonto. Ma la gioia dura un paio di minuti, il tempo per Kimmich di infilare Donnarumma, gol convalidato dopo un check al var per un tocco di mano di Werner, ma con braccio aderente al corpo.
Martedì a Cesena sfida all’Ungheria, nel frattempo Mancini se la gode: «Ho giovani bravi e li faccio giocare». Gnonto, la rivelazione della serata: «Che emozione! Ringrazio il ct per l’occasione».
Angelo Caradonna

