Rizzoli, l’Italia al Maracanà

12 Luglio 2014

La finalissima affidata all’arbitro bolognese: «È il massimo che si possa sognare»

INVIATO A RIO DE JANEIRO. Prandelli è in Turchia, Abete flirta con Tavecchio e Balotelli va al mare con le pistole. In questo sconsolante contesto, un italiano al Maracanà lo porteremo lo stesso e si chiama Nicola Rizzoli, 42 anni, bolognese: sarà lui a dirigere domani la finale mondiale tra Germania e Argentina.

«È un sogno». «È il massimo che si possa sognare – ha dichiarato subito Rizzoli – è meraviglioso ed è impossibile descrivere che cosa significhi per un arbitro dirigere la finale dei Mondiali. Voglio dedicare questa designazione a me stesso: sono venti anni che lavoro per questo, ho cominciato quando ne avevo solo 16. È merito non solo mio, ma di tutti coloro che mi hanno insegnato qualcosa e del nostro movimento. Domenica rappresenterò l'Italia, e voglio essere uno dei migliori in campo».

Con Rizzoli ci saranno anche gli assistenti Renato Faverani e Andrea Stefani. Si tratta del terzo arbitro italiano che dirige una finale di una Coppa del Mondo, dopo Sergio Gonella (Argentina-Olanda 3-1 nel 1978) e Pierluigi Collina (Brasile-Germania 2-0 nel 2002). Rizzoli ha convinto tutti grazie a tre direzioni impeccabili: nell’ordine Spagna-Olanda, Argentina-Nigeria e Argentina-Belgio. Battuta la concorrenza ell'uzbeko Irmatov, del portoghese Proenca e dell’inglese Webb.

Riflessione. In Italia l’unica cosa che non importiamo sono gli arbitri, e ora eccone uno che conquista la finale. E cominciare a ridurre i giocatori importati?

Rischio Germania. Ora gustiamoci questi ultimi due piatti mondiali, con un pizzico di sale in più. Si parte oggi con la finalina Brasile-Olanda, antipasto freddo, poi domani ci sarà il gran buffet.

L’acqua scava la roccia, le riflessioni possono scavare le certezze. Siamo così sicuri che il finale di questo Mondiale sia un libro già scritto, con l’ultimo capitolo dedicato al trionfo della Germania? Tranne gli argentini, quasi tutti pensano di sì. Ma attenzione: colleghi tedeschi ci confidavano ieri che il loro ct Joachim Loew è un preoccupato. «Non gli piace l’aria che tira, sembra che la Germania abbia già vinto e poi questo 7-1 al Brasile potrebbe aver riempito la pancia».

Intanto gli argentini hanno trasformato la sofferta vittoria in semifinale in un trampolino piastrellato d’entusiasmo, e ora si attendono da Lionel Messi il colpo del campione.

Invasione argentina. Anche perché da ieri Rio de Janeiro è stata letteralmente presa d’assalto dai tifosi dell’Albiceleste. I numeri sono impressionanti: si parla di 70mila presenze, che potrebbero diventare 100mila visto che i varchi della frontiera sono sempre intasati da auto e pullman diretti verso il teatro della finale. Anche se poi solo 30-40mila entreranno allo stadio mentre gli altri dovranno accontentarsi del Fan Fest o dei i maxischermi lungo le zone più nobili di Rio, in primis a Capocabana e Ipanema.

E i brasiliani? Neymar ha annunciato che tiferà per Messi («un campione e un amico vero») ma qui l’idea di vedere gli argentini che festeggiano sotto le finestre è molto dura da digerire.

Rousseff e Merkel in tribuna. In tribuna d’onore al fianco della presidente brasiliana, Dilma Rousseff, una quindicina tra capi di Stato e di governo. Confermata la presenza della cancelliera tedesca Angela Merkel e del presidente russo Vladimir Putin. Non ci sarà invece la presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner, malata. Meglio lei che non Messi.

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