Rizzoli, un ottavo di finale per celebrare l’Europa

26 Giugno 2016

Oggi dirigerà Francia-Irlanda: a ottobre compirà 45 anni, il limite d’età per gli internazionali

Il 5 ottobre compirà 45 anni, e secondo le regole del calcio nostrano, dovrebbe smettere di arbitrare. Sicuramente succederà a livello internazionale, ma per Nicola Rizzoli da Mirandola, con questo Europeo si chiuderà comunque un quinquennio di grandi palcoscenici, dopo la finale arbitrata lo scorso anno al Maracanà di Rio, quando la Germania trionfò nei tempi supplementari sull’Argentina, la finale di Champions del 2013 tra Bayern Monaco e Borussia Dortmund a Wembley, e tanti incontri di enorme importanza in Europa e in Italia. E oggi a Lione potrebbe salutare definitivamente le competizioni internazionali fischiando nell’ottavo di finale tra i padroni di casa della Francia e l’Irlanda. Sarà a meno di sorprese il suo congedo, molto difficile che possa realzizzare il “triplete” arbitrando anche una finale degli Europei dopo Mondiale e Champions League. Da capire quale sarà il suo futuro: i vertici del calcio da tempo spingono per un ruolo importante, lui che dal 2011 al 2015 è stato nominato miglior arbitro italiano. Eppure Rizzoli si è lasciato alle spalle un campionato sofferto e difficile. Con l’episodio finale dell’incontro ravvicinato con Leonardo Bonucci, non sanzionato, che ha mandato in bestia soprattutto il Napoli in rincorsa disperata sui bianconeri. Di errori, anche ammessi, Rizzoli negli anni ne ha commessi. Ma la calma olimpica con cui ha affrontato appuntamenti molto importanti, il suo dialogare con i giocatori anche in situazioni di trans agonistico, e - non ultima - l’amicizia con il designatore internazionale Pierluigi Collina, lo ha collocato al centro della scena degli ultimi anni. Ma la stagione un po’ tormentata doveva ancora riservargli amarezze, e così nella semifinale di Champions con l’Atletico ha fatto infuriare il Barcellona per un rigore negato nel finale diventando bersaglio dei giornali catalani (il Barça fu eliminato).

Dopo la finale a Rio l’arbitro bolognese ha scritto un libro, anomalia per un arbitro, ma che rientra nel personaggio che pur riservato e schivo ha sempre avuto qualche cosa da dire nei passaggi importanti. “Che gusto c’è a fare l’arbitro” non provocò scossoni nel mondo del calcio nostrano, ma Rizzoli sembrò quasi volersi congedare (poi non fu così), raccontando come da piccolo calciatore che prendeva tante botte avesse cominciato a pensare di infilarsi la giacchetta nera, aneddoti e discussioni con i top-player, italiani e stranieri; per la prima volta raccontò i suoi segreti tecnici, i momenti di goliardia vissuti con i compagni di avventura, gli ineludibili riti prepartita, la playlist da ascoltare nello spogliatoio. Ma ricordò anche la bufera di Calciopoli, tutti i suoi sbagli, il rapporto prezioso con Collina e le volte in cui è stato a un passo dal mollare tutto. Una sorta di dichiarazione d’amore per il calcio che probabilmente Rizzoli, ancora in ottima forma e ora molto esperto, vorrebbe continuare a frequentare, ma sui prati verdi e col fischietto in bocca.

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