Roseto, entra Traini: «Qui voglio vincere»

Il playmaker alla vigilia di Montecatini: c’è fiducia, ci proveremo
ROSETO DEGLI ABRUZZI. Roseto va come un treno: merito di una capacità tecnica diffusa nel roster unita ad una freschezza atletica sempre di alto livello. Poi in gara, a fare la differenza c’è pure la capacità dei singoli che a turno incidono.
Nell’ultimo match con Sant’Antimo a riuscirci è stato Andrea Traini, da standing ovation: 22 punti in 14’ tirando con l’89% dal campo.
Marchigiano classe ’92 perché ha accettato la corte dei biancazzurri? «Roseto è stata subito la priorità: qui si lotta per vincere».
Difficile accettare di partire dalla panchina? «No, voglio vincere e per questo sono disposto a togliermi qualcosa. Coach Gramenzi era stato chiaro, scordarmi i 35 minuti di Ruvo perché mi vuole più pronto ai playoff».
Che cosa le chiede il coach? «Meno palleggi e più passaggi: ho accettato per il bene della squadra».
Il suo primo ricordo rosetano? «Giocai il Trofeo Ministars col Porto San Giorgio. Ricordo l’Arena 4 Palme e gli arrosticini».
In passato la serie A tra Pesaro e Brescia e poi tanta A2. Rimpianti? «Nessuno, forse il dispiacere di non aver avuto una buona seconda possibilità dopo i due infortuni al ginocchio».
La forza del gruppo è il segreto di questa squadra? «La chiarezza del coach è la migliore garanzia per tutti noi. C’è il lavoro dello staff che ci prepara per ogni palla a due e un sistema di gioco che permette a tutti di esser ugualmente pericolosi nei diversi momenti del match. Ai giocatori non resta che metterci la disponibilità».
Una base di forza straordinaria, ma c’è qualcuno autorizzato a superare la linea gialla? «Aukstikalnis sta dimostrando di essere super e con lui Guaiana sempre pronto a prendersi responsabilità. Loro sono finora i più continui, poi ogni volta c’è uno che si esalta di più, ma senza gelosie».
Com’è avere in squadra uno come capitan Sacchetti? «Averlo è un plus, mai egoista fa sempre qualcosa di buono per la squadra».
Giocatori di riferimento? «Da piccolo Pozzecco, impazzivo per lui. Poi Parker e Teodosic, meravigliosamente imbattibile».
Un ricordo dell’esordio in serie A? «Trasferta a Caserta con Pesaro, avevo 18 anni: andò benissimo, 6 punti in 6 minuti».
Il compagno di squadra preferito? «Diop (che ora è a Milano, n.d.c.): eravamo a Torino e spesso stiamo insieme d’estate. E poi Lorenzo Tortù (figlio di Roberto ex Roseto, n.d.c.) mio testimone di nozze: abbiamo vinto uno scudetto giovanile a Pesaro, peccato non aver potuto giocare insieme da senior, finora».
L’avversario più forte? «A Pesaro arrivò Ricky Hickman da Monferrato, A2 vinta dominando. L’anno dopo andò in Eurolega. Per me fu una bella palestra».
L’esperienza più bella? «L’argento all’Europeo Under 20 del 2011 insieme al periodo del mio matrimonio».
I tifosi a Roseto si stanno abituando a questo primo posto da imbattuti: durerà? «Il primo posto è importante ma non fondamentale. Lo è invece che siamo un gruppo solido, che sta bene insieme e non solo in palestra».
Insomma, dopo averla mancata per un soffio l'anno scorso ora si punta alla promozione? «Inutile nascondersi, quello è l’obiettivo. L’augurio è di stare bene quando faremo i playoff».
Mercoledì trasferta contro Gema Montecatini: si può rimanere imbattuti? «Sarà un bel test. Andremo per provare a vincere consapevoli che avremo vita dura. Ma c’è fiducia intorno a noi, abbiamo voglia di provarci sapendo che questa non è la partita della vita».
Marco Rapone

