«Roseto, sogno i play off questo è il mio anno»

13 Agosto 2018

Akele si presenta: «In Ncaa sono cresciuto, ma adesso voglio far vedere chi sono  in Italia. I tifosi devono sostenerci e mi sto preparando per gli arrosticini»

ROSETO . Nella squadra costruita dagli Sharks per la prossima stagione, c’è anche un ragazzone italiano di colore, che ha da poco lasciato l’America per tornare a giocarsi le sue carte con la canotta biancazzurra: il 22enne Nicola Akele. Nato a Montebelluna dove risiede con la famiglia (padre e madre provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, e poi 3 fratelli e 2 sorelle, quasi tutti sportivi tra basket e calcio), Akele che è alto 203 centimetri per 98 kg di stazza, è appena tornato a casa per qualche giorno, prima del raduno.
Akele, qualche giorno di riposo ci voleva, vero?
«Non vedevo l’ora di stare un po’ in famiglia per qualche giorno, visto che dall’America sono andato direttamente al raduno della nazionale; la mamma poi mi ha già fatto trovare riso e fagioli bianchi col sugo, piatto africano che adoro, anche se mi sto preparando per gli arrosticini».
Negli ultimi 3 anni ha giocato in Ncaa per l’università di Rhode Island, lasciata in quello che doveva essere il suo anno da senior. Perché?
«Il college mi ha formato, soprattutto come persona. Adesso però, sento che è arrivato il momento di dimostrare le mie qualità, voglio diventare un giocatore importante e far vedere chi sono».
Anche perché a guardare le statistiche, l’ultima stagione americana non è andata benissimo.
«Pensavo di giocare di più, ed invece non è andata così. Ma questo mi dà ancora più convinzione per il futuro».
Il coach della nazionale italiana Romeo Sacchetti, si è detto parecchio soddisfatto delle sue prestazioni: del resto è pure fresco Mvp del Torneo di Vicenza vinto battendo Germania, Paesi Bassi e Usa East Coast All Stars.
«Ne sono felice, io per primo ero curioso di vedere il mio impatto nel basket italiano. Direi che è andata bene, è cresciuta la fiducia ed ora non vedo l’ora di ricominciare a giocare».
Il primo rosetano l’ha conosciuto proprio in nazionale, Pierpaolo Marini.
«Ragazzo super col quale è nata una bella amicizia, uno che vorresti sempre in squadra».
Il coach degli Sharks, D’Arcangeli, l’ha voluta con grande forza.
«Ci siamo trovati contro diverse volte con le giovanili, ed aveva provato a prendermi prima che andassi in America, dimostrandomi così la sua stima, che voglio ripagare».
Come si descrive?
«Nasco ala grande, ma mi sento un “all around”: mi sento un’ala piccola, capace di giocare da ala grande, ma anche da guardia. Insomma, faccio tutto quel che serve alla squadra per vincere, mettendo a disposizione del gruppo tiro, energia e tanta applicazione in difesa».
Due gli obiettivi degli Sharks: centrare la salvezza ed aiutare i più giovani a sbocciare. Ne conosce qualcuno?
«Solo Rodriguez, col quale ho condiviso qualche raduno».
Ai tifosi rosetani cosa dice?
«Che conosco Roseto e la sua grande storia d’amore col basket, essendoci venuto diverse volte con le nazionali giovanili. È un posto che mi piace, con un palazzetto caldo che può spingerci in alto. Ecco perché chiedo loro di starci vicini, daremo insieme il 100% e se saremo bravi potremmo diventare la mina vagante del campionato, perché è vero che partiamo per puntare alla salvezza, ma il mio cuore già mi dice di spingere più forte, per un sogno play off».
Qual è il suo obiettivo personale?
«Affermarmi come giocatore, per approdare un giorno in una squadra di Eurolega».
Niente sogno Nba allora? «Quello c’è sempre, ma per ora penso solo a diventare più bravo, anzi il più bravo!».
Marco Rapone
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