Rossi: «Occhio ai rossoneri, senza la penalizzazione sarebbero in alto»

PESCARA. I biancazzurri vogliono riscattare il ko con il Brescia, i rossoneri cercano continuità dopo il buon pareggio di Palermo. Il doppio ex Delio Rossi analizza il cammino delle due squadre a...
PESCARA. I biancazzurri vogliono riscattare il ko con il Brescia, i rossoneri cercano continuità dopo il buon pareggio di Palermo. Il doppio ex Delio Rossi analizza il cammino delle due squadre a partire dai biancazzurri, che ha allenato in B per due stagioni con alterne fortune: un buon sesto posto nel 1996-97 e la retrocessione in C1 nel 2000-2001, quando sulla panchina del Delfino si sedettero anche Giovanni Galeone e Tarcisio Burgnich. Dalla 24ª tornò Rossi ma non riuscì ad evitare il ritorno in terza serie. «La sconfitta con il Brescia è pesante per le proporzioni», dice il 59 allenatore, «ma una serata negativa può capitare. Il bello del calcio è che si ha subito la possibilità di rifarsi, non è una finale dei 100 metri alle Olimpiadi, dove bisogna aspettare 4 anni. Ho letto le dichiarazioni di Pillon che si è assunto la responsabilità della tracollo. Bepi è un uomo saggio e intelligente. Con quella presa di posizione ha caricato su di sé le attenzioni al fine di proteggere il gruppo. Dopo un 5-1 in casa i calciatori avrebbero potuto ricevere forti critiche, invece così tutti si sono concentrati sulle frasi di Pillon». Il tecnico del Pescara ha spiegato di aver sbagliato strategia insistendo sul 4-3-3, anziché puntare subito sul 4-3-1-2. «La sconfitta col Brescia non è stata causata dalla scelta del sistema di gioco. I moduli non risolvono le partite, nel calcio conta solo come vengono interpretati. Avete visto Barcellona-Real? Bene, è impossibile capire come hanno giocato, il sistema di gioco è solo la base di partenza, poi, ripeto, conta l'interpretazione. Inoltre, il Pescara ha incassato due gol in pochi minuti dopo aver sciupato le chance con Mancuso e Marras. Insomma, anche gli episodi hanno penalizzato i biancazzurri».
L'ambiente pescarese non sembra affatto convinto della bontà del progetto del club. In pochi credono alla promozione diretta e Sebastiani continua ad essere contestato. «Non so se il Pescara andrà direttamente in A, solo a fine marzo si potranno tirare le somme. In B non ci sono valori assoluti: contano organizzazione, buoni giocatori e soprattutto un ambiente sereno. Non conosco le dinamiche interne al Pescara, però in Italia non ci sono più i grandi imprenditori che investono nel calcio. Spesso i club finiscono le mani di gruppi stranieri, fondi o, peggio ancora, avventurieri. Non so se chi verrà dopo Sebastiani farà meglio di lui. In fin dei conti, ha ottenuto buoni risultati e portato ottimi calciatori a Pescara». Dal mercato, Pillon si aspettava una punta. «Se lo ha chiesto significa che sarebbe stata utile un'altra pedina in attacco».
Pure a Foggia, dove Rossi ha giocato e allenato (’95-96) l’ambiente è deluso dalla classifica. «Il cammino dei rossoneri è stato condizionato dalla penalizzazione. La società è forte ed è stata fatta una campagna acquisti notevole. Ma quando sei costretto a vincere per annullare l’handicap tutto diventa più complicato. Anche un pareggio può provocare sconforto e scatenare contestazioni. Quest’anno il Foggia deve pensare solo alla salvezza. Però resta una buonissima squadra e domenica mi aspetto una gara apertissima».(g.t.)
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