Sagan è il re di Tortoreto, attacca e vince in solitaria

Lo slovacco va in fuga e poi stacca i rivali. Bene gli abruzzesi Ciccone e Cataldo
INVIATO A TORTORETO. Dopo 461 giorni di digiuno ha addentato la vittoria. Li ha divorati tutti, un po’ alla volta, i suoi antagonisti. Il tre volte campione del mondo, con il suo numero 51, ha vinto a Tortoreto. Peter Sagan ha alzato le braccia al cielo, dopo essere scattato in fuga, non lasciando scampo a chi ha provato a restargli a ruota. Braccia larghe a raccogliere l’affetto e gli applausi del pubblico, un sospiro di sollievo per interrompere un digiuno lunghissimo senza vittorie. Il 30enne slovacco del team Bora si lascia alle spalle tre secondi posti trionfando in solitaria nella decima tappa di 177 km da Lanciano a Tortoreto.
Lo slovacco si prende la copertina del Giro d’Italia 2020 in una giornata elettrica ancor prima della partenza. Sono otto, tra corridori e staff, i positivi al Covid-19 nel giro di tamponi dopo il riposo del lunedì con Kruijswijk (e tutta la Jumbo-Vismara), Matthews (Sunweb) e la Mitchelton- Scott - all'interno della quale i casi di positività riscontrati sono stati addirittura sei (coinvolti membri dello staff, non corridori) - che salutano con amarezza la corsa.
Ma in strada lo spettacolo non è mancato con un Sagan deciso in fuga dall’inizio della tappa e inesauribile sino al traguardo, tagliato con 19 secondi di vantaggio sullo statunitense Brandon McNulty.
Hanno provato a mettersi in mostra i corridori di casa Giulio Ciccone e Dario Cataldo, entrambi protagonisti di una fuga dopo 55 km in un gruppo composto da 11 corridori, tra cui Sagan che poi ha vinto la tappa. Il campione slovacco ha dominato, ha attaccato subito ed è rimasto sempre in fuga sui saliscendi che hanno collegato la provincia di Chieti a quelle di Pescara e Teramo.
In una specie di riproposizione abruzzese di una classica del Nordeuropa, tipo la Liegi-Bastogne-Liegi, con salite brevi e pendenze micidiali, Sagan è letteralmente volato, cambiando partner di fuga, ma rimanendo sempre al comando fino al traguardo posizionato a Tortoreto Lido. Finora, in questa edizione del Giro, Sagan aveva collezionato solo secondi posti, battuto allo sprint da Ulissi e da Demare.
Ieri, per sua stessa ammissione, il tre volte campione del mondo su strada ha vinto come più gli piace, «dando spettacolo».
Nel giorno delle positività al Covid-19 di Kruijswijk e di Matthews, con il conseguente, ulteriore assottigliamento del plotone dei favoriti alla vittoria finale, il portoghese Joao Almeida ha conservato, attaccando, la maglia rosa. I giorni passano e i suoi sogni aumentano, procedendo di pari passo con la speranza che non si salga troppo in alto a causa delle condizioni climatiche (Stelvio e Colle dell'Agnello sono a rischio).
A quel punto potrebbe esserci spazio per le ambizioni del lusitano, venuto al Giro per fare esperienza e ritrovatosi con lo scettro del comando fra le mani.
Nemmeno Almeida stesso conosce i propri limiti; non sa - almeno ascoltando le sue dichiarazioni - se è in grado di gestirsi in una corsa di tre settimane. Ieri però nella tappa Lanciano-Tortoreto ha dato dimostrazione di grande forza. Lo stesso vale per Domenico Pozzovivo, che nella generale è primo degli italiani, addirittura davanti a Nibali: il lucano sa di poter osare e di avere le capacità per spianare ogni salita, casomai è la cronometro a preoccuparlo.
La tappa di ieri ha forse condannato definitivamente Jakob Fuglsang, un altro dei favoriti, rimasto attardato per una foratura a una manciata di chilometri dall'arrivo e adesso a 2'20” da Almeida, a 1'19” da Nibali. Difficile immaginarlo in maglia rosa a Milano.
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