Salini: la B in campo non prima di fine giugno

21 Aprile 2020

Il responsabile sanitario biancazzurro illustra il protocollo all’esame del Governo: «Ripartenza graduale»

PESCARA. Il ritorno in campo sembra più vicino. Domani i ministri dello Sport, Vincenzo Spadafora, e della Salute, Roberto Speranza, prenderanno la decisione sull’ipotesi di riprendere gli allenamenti il 4 maggio. Nella commissione medico-scientifica (ieri si è dimesso il dottor Rodolfo Tavana del Torino in rappresentanza della Lega A) della Figc che ha redatto il protocollo di sicurezza c’è il professor Vincenzo Salini, responsabile dello staff sanitario del Pescara, primario di Ortopedia e Traumatologia all’ospedale San Raffaele di Milano e docente all’università Vita-Salute San Raffaele.
Professor Salini, tra due settimane si tornerà in campo?
«È possibile, ma la scelta non dipende da noi. Il protocollo indica le prescrizioni da rispettare per ripartire in riferimento all’attuale situazione clinica. Sulla data decide il Governo».
I campionati di A e B riprenderanno insieme?
«Non credo. La massima serie potrebbe ricominciare a fine maggio, anche se, ripeto, il via dipenderà dal contenimento del virus. Sulla B non penso che ci siano grandi chance di tornare in campo prima di fine giugno. Bisognerà dare tempo alle società di attrezzarsi per tenere isolati la squadra e gli staff nei centri sportivi e negli hotel».
Il Pescara è già pronto?
«Sì, potremmo allenarci al Poggio degli Ulivi e alloggiare all’Ekk hotel, vicino ai campi».
Che cosa si dovrà fare prima di riprendere i lavori?
«A 72-96 ore dalla ripresa ci sarà lo screening iniziale: anamnesi, contatti con positivi al Covid-19, visita clinica, tampone rapido, da ripetere dopo 24 ore, test sierologici e, per gli atleti, esami di idoneità. In base ai risultati il gruppo verrà diviso in tre: nel primo andranno i guariti da coronavirus, nel secondo i guariti dopo ‘malattia lieve’ e nel terzo i giocatori mai risultati positivi. Le misure di condotta hanno lo scopo di ridurre al minimo il rischio di contagio, visto che in attesa di un vaccino non esiste il ‘rischio zero’».
Come si svolgerà la preparazione?
«Sarà divisa in tre settimane. La prima prevede lavori atletici tecnici a piccoli gruppi, non si potranno giocare le partitelle e bisognerà mantenere una distanza di un paio di metri dal compagni. A fine seduta ritorno in hotel, docce in camere singole e pasti self-service. I contatti con l’esterno verranno azzerati anche per il personale dell’albergo. Nella seconda settimana nuovi test e, qualora tutti i tamponi fossero negativi, riduzione graduale del distanziamento sociale per arrivare alla terza fase di ritorno alla normalità».
Nella task force degli esperti c’è il professor Walter Ricciardi dell’Oms che ha consigliato di disputare le gare al centro-sud.
«Non abbiamo approfondito la questione. Questo protocollo riguarda solo gli allenamenti, tra qualche giorno lavoreremo su un nuovo documento valido per le partite. Il suggerimento di Ricciardi vale in questo momento, ma se tra un mese i contagi venissero quasi azzerati, come è accaduto in Cina, l’organizzazione e la gestione dei match sarebbero più semplici. Al contrario, se la situazione restasse invariata tutto diverrebbe più complicato e il calcio sarebbe l’ultimo dei problemi. In ogni caso, il diktat di Gravina è chiaro: finire i campionati, non importa se ad agosto, settembre o addirittura ad ottobre, l’importante è che tutto si svolga in totale sicurezza. Nella peggiore delle ipotesi si potrebbe chiudere a fine anno approfittando del fatto che i Mondiali in Qatar inizieranno a novembre 2022».
Giovanni Tontodonati
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