Salini, muscoli e salute: «Giusto bloccare tutto, ora allenamenti da casa»

12 Marzo 2020

Il responsabile dell’area medica del Pescara: serve buon senso  e niente assembramenti. Solo lavoro come da programma estivo

PESCARA. Lo sport si ferma fino al 3 aprile, ma il ritorno in campo potrebbe slittare ulteriormente per l’emergenza coronavirus. Campionati rinviati, stop agli allenamenti e tutti gli atleti sigillati in casa. Quali saranno gli scenari futuri è difficile ipotizzarlo e anche gli stessi calciatori in questo momento sono parecchio spaesati. Consigli, punti di vista e accortezze, nelle parole del professore Vincenzo Salini, 53 anni, abruzzese doc (nato a Castilenti e residente a Pescara), responsabile dello staff sanitario del Pescara, ma, soprattutto, primario di Ortopedia e Traumatologia all’ospedale San Raffaele di Milano, oltre che docente ordinario all’università Vita-Salute San Raffaele e membro della commissione medico-scientifica della Figc.
Professor Salini, è d’accordo sullo stop ai campionati?
«Assolutamente sì, prima bisogna pensare alla salute e poi a tutto il resto. Tuttavia, in questa situazione bisognerebbe fare anche un’altra valutazione. Le misure restrittive a livello nazionale sono in atto da pochi giorni, le persone sono in casa e devono trovare un diversivo per trascorrere il tempo. Alla lunga la mancanza di uno svago come lo sport in tv si potrebbe ripercuotere a livello psicologico. Adesso è impossibile pensare di tornare a giocare le partite, però è una valutazione che va fatta».
Secondo lei lo sport italiano riprenderà la normale attività?
«Sarà una stagione monca, perché dubito che dopo il 3 aprile si possa riprendere tutto regolarmente come era prima dell’emergenza. Se parliamo del calcio, secondo me i campionati sono finiti qui. Prima di fine maggio, non credo si possa riprendere il normale svolgimento delle attività sportive».
Con lo stop anche degli allenamenti, gli atleti professionisti cosa dovrebbero fare?
«Divieto assoluto di assembramenti e devono lavorare sotto la propria responsabilità seguendo un programma mirato per mantenere lo stato di forma. Lavorare sul potenziamento muscolare, in primis, tenendosi allenati anche con la cyclette. Sono contento che tutte le società abbiano fermato gli allenamenti, è una scelta di buon senso. I calciatori, per esempio, ora dovrebbero ragionare come se per loro fosse estate dopo la fine del campionato. Devono lavorare seguendo dei programmi mirati per tornare poi in campo tra qualche mese ben allenati. In questo momento chi ne risentirà di più saranno coloro che svolgono attività sportive ad alta intensità, come tennisti e maratoneti».
L’allenatore del Pescara, Nicola Legrottaglie, dopo la gara di Benevento, si è lamentato sul fatto che, negli ultimi tempi, in squadra ci sono stati ben tredici calciatori con l’influenza. A nessuno di questi, però, è stato fatto il tampone. Come mai?
«I sintomi del Covid-19 sono ben precisi e diversi dalla normale influenza. I tamponi vengono fatti solo c’è una sintomatologia acclamata da coronavirus. Come Pescara calcio, comunque, abbiamo fatto tutti i passaggi formali a livello sanitario, ma c’è stato detto che non era necessario eseguire il tampone».
Lei abita e lavora a Milano. Come vive questa situazione d’emergenza in prima linea?
«Qui al San Raffaele abbiamo 120 pazienti Covid-19. La situazione è molto seria e non dobbiamo sottovalutarla. Questo è un virus che per fortuna non ha una percentuale di letalità alta, ma è molto contagioso. Ben vengano tutte le misure adottate dal governo perché più abbassiamo la soglia dei contagi e meno mandiamo in sofferenza il sistema sanitario nazionale, evitando soprattutto la saturazione dei reparti di terapia intensiva. Dicono che siamo in guerra? Penso che la medicina delle catastrofi, come quella che stiamo vivendo, è molto simile alla medicina di guerra. Resto comunque fiducioso, l’importante è seguire le indicazioni che sono arrivate dal governo».
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