Saliscendi imprevedibili per una tappa trappola

13 Ottobre 2020

Da Lanciano a Tortoreto l’ultima frazione abruzzese con l’incubo Covid  

LANCIANO. Dopo il primo giorno di riposo, la carovana del Giro d’Italia riparte con la decima tappa, la Lanciano-Tortoreto di 177 chilometri. Ieri è stata la giornata dedicata ai massaggi, al riposo e alle iniziative commerciali delle varie squadre, in attesa del risultato dei tamponi effettuati fino a ieri pomeriggio per spazzare via l’incubo Covid, ripropostosi con la positività di Yates, sabato mattina. La partenza è fissata per le ore 12 da Lanciano e per quell’ora tutti i team avranno ricevuto la risposta dei test su corridori e staff. La tappa di oggi, che attraversa le province di Chieti, Pescara e Teramo, è una frazione mista con finale sui muri del Teramano. La prima parte fino a Francavilla al Mare si svolge lungo la costiera adriatica con alcuni passaggi cittadini di un certo impegno. Lasciata la costa la corsa si porta a Chieti attraverso diverse salite che culminano con il Muro del Tricalle (fino al 18%).
Si rientra sulla costa fino a Giulianova dove, dopo pochi chilometri, inizia il circuito finale di circa 40 chilometri costellato di muri. Si passa una prima volta da Tortoreto (borgo alto) per poi raggiungere Martinsicuro e quindi la salita molto impegnativa di Colonnella (10% medio, 18% massimo), seguita a breve distanza dal muro di Controguerra (24%) per ritornare a Tortoreto da un altro versante (massimo 20%) e dopo pochi chilometri affrontare ancora quello iniziale (massimo 18%) che scollina a circa 10 chilometri dall’arrivo. Ultimi chilometri prima in discesa e poi totalmente pianeggianti. Ai 5 chilometri una curva a gomito dopo un sottopasso ferroviario e ai 3.500 metri l’ultima curva a destra che immette nel lunghissimo rettilineo finale. Da segnalare un restringimento ai 1.700 metri dal traguardo dovuto a una rotatoria. È una tappa abbastanza difficile, da alcuni definita “trappola” per via dei numerosi strappi, specie nel finale. Tra i possibili favoriti, oltre a Diego Ulissi (Uae Team Emirates) e Fausto Masnada (Deceuninck), se dovesse andare una fuga è da tenere d’occhio il miglianichese Dario Cataldo (Movistar). Oltre a Giovanni Visconti (Vini Zabù). Quest’ultimo ama le tappe un po’ “nervose” come quella di oggi, mentre se si dovesse arrivare in una volata (magari in un gruppo ristretto) potrebbero trovare il guizzo giusto Peter Sagan o Michael Matthews, che finora non hanno vinto ma che hanno le caratteristiche per restare con i migliori in una tappa che prevede diversi sali e scendi insidiosi, nell’ultima parte.
Dunque, dopo il primo giorno di riposo del 103° Giro d'Italia, coinciso con i tamponi per individuare eventuali casi di positività al Covid-19 all'interno della “bolla” rosa, si torna in sella. Joao Almeida all'Aremogna di Roccaraso ha conservato la maglia rosa, ma non è riuscito a evitare che qualche big (Nibali, Fuglsang, Majka, Kelderman) si avvicinasse nella generale.
La salita non ha scavato solchi, il meteo sì. Il freddo sarà il principale avversario contro il quale i corridori dovranno misurarsi. «Il meteo è un problema che non riguarda solo me, ma tutti noi», ha detto Vincenzo Nibali, capitano della Trek Segafredo, uno dei favoriti per la vittoria finale. «È un Giro stranissimo, com'è strana l'intera stagione: penso che gli organizzatori abbiano preparato piani B e anche C nelle frazioni a rischio-neve (Stelvio, Colle dell'Agnello, Izoard, ndr). Un po’ di preoccupazione c'è. Non è semplice per noi, che dobbiamo mettere a punto le strategie». L'altro avversario, incombente, è il Coronavirus, che ha già costretto al ritiro Simon Yates, uno dei favoriti, malgrado il ritardo in classifica. «Il Covid da un lato mi preoccupa», conclude Nibali, «però, c'è da dire che è meno virulento rispetto a inizio anno. Siamo tutti attenti e soprattutto, purtroppo, siamo costretti a stare lontani dal pubblico».
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