Santopadre promette: «Al Curi sarà guerra»

Ultimo tentativo per difendere la squadra dalle critiche sperando che riesca a rovesciare il risultato dell’andata: «Sputerà sangue»
PESCARA. Non parlava da tempo. L’ha fatto ieri Massimiliano Santopadre, il presidente del Perugia finito nel mirino dei tifosi e della città. Ha un buon rapporto con Daniele Sebastiani, il collega del Pescara, sono amici. E entrambi stanno vivendo una situazione conflittuale con la piazza con la prospettiva di finire in serie C. Che, calcisticamente parlando, è l’inferno del professionismo. «Al Curi sarà una guerra», ha promesso il presidente contestato da tutta Perugia. Confida in un sussulto d’orgoglio della squadra in ritiro a Cascia, mentre in città e sui social regna il pessimismo ed è in corso una sorta di caccia alle streghe. «Era doveroso metterci la faccia», ha detto in una conferenza stampa caratterizzata da qualche eccesso dialettico, «e sono certo che la squadra sputerà sangue. Il Perugia non è retrocesso, ci ho messo la faccia e i soldi. Dopo ci sarà tempo per fare i processi. Ci sono momenti difficili come questo ma il Perugia non deve retrocedere. Lunedì il Grifo me lo tatuo pure sul petto, il Perugia non morirà nè oggi nè dopo il 14 agosto. Io il Perugia lo amo più di tutti coloro che mi hanno scaricato. A marzo sono stato messo a dura prova dalla pandemia, il mio obiettivo unico era quello di salvare i miei dipendenti e non ho mai scaricato nessuno». Santopadre, 52 anni, romano, ha assicurato che «il 14 agosto non sarà la data della fine del Perugia. Ho vissuto nei mercati da quando ero bambino, ho sempre combattuto conoscendo persone di tutti i tipi. Ho sempre dato e avuto rispetto. Ho fatto degli errori finendo nella m... Ma mi tirerò fuori come ho sempre fatto. Tutti i giorni sento parlare del funerale del Perugia, basta! Venerdì sarà la guerra! I giocatori conoscono benissimo i loro errori, ma io starò con loro fino alla fine». L’ultimo disperato tentativo di spronare una squadra dilaniata da liti e tensioni. «Il Perugia per me è una ragione di vita e non è una scommessa. La squadra reagirà e ha recepito il messaggio», ha aggiunto Santopadre che ha garantito che domani sera sarà in panchina. «Siamo entrati in un vortice, ma la squadra è forte. Bisogna vincere i duelli personali, è tutto un corpo a corpo. Io sarò a Perugia nei giorni successivi alla gara. L’incontro con i tifosi in ritiro è stato solo salutare, le contestazioni fanno parte del mondo del calcio e hanno effetti positivi. La squadra combatterà, ne sono certo! Il Perugia non è retrocesso perché questa società non se lo merita. È dal 7 marzo che combatto e non mi tiro indietro».
Sulle tensioni innescate dal lancio del pallone in campo dalla panchina del Pescara solo un accenno. «Non me frega niente, io non faccio ricorsi, attiene alla coscienza di chi lo ha fatto. Pensiamo alla partita». Ed è per questo motivo che ha voluto parlare alla vigilia dell’ultimo atto: per tendere la mano a quei giocatori con cui ha avuto un rapporto conflittuale durante la stagione. Anche lui ha commesso degli errori, ma ora l’ultima chance di evitare l’inferno del calcio professionistico è affidata alla squadra a cui ha voluto dare l’ultima apertura di credito.
Oggi è attesa la conferenza stampa di Massimo Oddo, saltata alla vigilia della gara d’andata. La società, questa volta, ha fatto sapere che ha piacere che il tecnico parli.
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