«Sarebbe doloroso mandare via Zeman»

10 Dicembre 2017

Il presidente Sebastiani: «Ma non posso cambiare trenta giocatori»

PESCARA. Annullati tutti i permessi e cancellata la cena di Natale che era stata programmata per martedì sera. Sono questi i provvedimenti adottati dalla società dopo la clamorosa sconfitta di Cesena. Ieri mattina il presidente Daniele Sebastiani ha incontrato la squadra per chiedere conto sui frequenti black out che hanno messo nei guai il Pescara. Il faccia a faccia, durato circa un’ora e mezza, è stato molto duro. La società è delusa e l’ultimo passo falso ha fatto scattare l’allarme. Il Delfino è in zona play out e il timore di sprofondare ha costretto la dirigenza a muoversi con decisione. Se il Pescara non dovesse battere il Novara, il primo a pagare dazio sarebbe Zdenek Zeman. La gara di domenica all’Adriatico sarà decisiva per il futuro del boemo. «Ho spiegato a tutti che non posso cambiare trenta giocatori», dichiara Sebastiani, «in questo mondo, quando le cose vanno male, pagano sempre gli allenatori. Sarebbe un dolore grandissimo per me, ma se le cose non andranno bene la società dovrà intervenire». Alla riunione erano presenti i direttori sportivi Peppino Pavone e Luca Leone, i calciatori, i collaboratori di Zeman, ma non il tecnico di Praga che ha avuto un permesso. Oggi la squadra riprende gli allenamenti, mentre il boemo tornerà a dirigere le sedute domani.
La riunione al Poggio. Sebastiani arriva al centro sportivo intorno alle 10. Scuro in volto, tira dritto e scende rapidamente le scale per raggiungere la squadra che lo attende nella sala video. Al Poggio una pattuglia dei carabinieri e alcuni uomini della Digos presidiano il campo, ma di tifosi pronti a contestare non c’è nemmeno l’ombra. Le intenzioni del presidente sono chiare: vuole capire se tra i giocatori e l’allenatore il rapporto sia ancora integro. Il confronto si protrae per un’ora e mezza, poi Sebastiani esce e spiega. «Si è parlato dei problemi che sono sotto gli occhi di tutti. Se nelle ultime 8 partite abbiamo conquistato solo 4 punti significa che qualcosa non funziona. A me interessava capire se la squadra è convinta del lavoro che sta portando avanti e da questo punto di vista sono stato rassicurato. Rivedendo la gara di Cesena devo dire che i ragazzi hanno messo in pratica il calcio di Zeman creando tante occasioni da gol, poi però, al minimo sbandamento prendiamo gol e al Manuzzi ne abbiamo addirittura incassati quattro da veri polli. Bisogna individuare le cause e risolverle».
Le rimonte subite condizionano il Delfino a livello psicologico. «Paura? Non scherziamo, nel Pescara ci sono tanti ragazzi che hanno alle spalle già alcuni campionati. Magari c’è qualcuno che è scontento perché non trova spazio e, giustamente, è arrabbiato. Guai se non fosse così. Stesso discorso per eventuali screzi che ci sono stati (ad esempio al termine del match con la Ternana tra Fiorillo, Zampano e Cappelluzzo, ndr). Se non si attaccano al muro in queste situazioni significa non hanno sangue nelle vene».
La sensazione è che lo spogliatoio non sia unito. «Si fa presto a parlare di gruppo. Il gruppo c’è quando i risultati sono soddisfacenti, altrimenti qualche criticità spunta sempre. Questo è uno spogliatoio sano, formato da giovani e anziani molto seri. Le grane riguardano il campo con quei black out incomprensibili. Il guaio è Zeman? I ragazzi mi hanno risposto così: “Presidente, qui può arrivare anche Mourinho, ma il problema è nostro e dobbiamo capire le cause. Comunque, nessuno mi ha chiesto di andare via. Bisogna mettere riparo questa situazione, altrimenti ci penserà la società. Non abbiamo mandato la squadra in ritiro, ma era doveroso fare un’analisi, altrimenti finiamo tutti al manicomio».
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