Sebastiani: Pescara, progetto di tre anni

11 Settembre 2014

«Stiamo ricostruendo il gruppo: società ambiziosa, ma con i piedi per terra. Le accuse di Sforzini? E’ una grande delusione»

PESCARA. Due partite, altrettanti pareggi ottenuti con modalità diverse. Il Pescara non si è ancora svelato, ma il presidente Daniele Sebastiani ha le idee chiare su quello che sarà. Il suo è un programma a lunga scadenza.

Presidente, la prestazione di Terni è un passo indietro? «Non sono d’accordo. Abbiamo affrontato una buonissima squadra che possiede ottime individualità. Nel Pescara ci sono calciatori arrivati da poco: diamo loro la possibilità di integrarsi. A me interessa soltanto il progetto».

Quale sarebbe?

«Nel giro di due o tre anni vogliamo costruire qualcosa di importante. Per questa stagione, infatti, non abbiamo indicato alcun obiettivo all’allenatore».

Per molti il Pescara ha un organico da promozione.

«Anche l’anno scorso si diceva la stessa cosa. Ripeto, la rosa è stata rivoluzionata, bisogna aspettare prima di dare giudizi. Di sicuro non tocca a noi vincere il campionato».

Chi sono le favorite?

«Di sicuro le tre retrocesse: Catania, Livorno e Bologna. Poi c’è un ventaglio di sette, otto squadre che potrebbero inserirsi nella zona-spareggi. Ad esempio il Latina, oppure il Perugia, una matricola che in realtà ha un organico di spessore».

Sarebbe un fallimento non centrare i play off?

«Niente affatto. Non abbiamo la necessità di vincere a tutti i costi. Siamo ambiziosi, però partiamo con i piedi per saldi a terra».

Le abruzzesi dove potranno arrivare?

«Pescara e Lanciano potrebbero essere le sorprese del torneo. I frentani hanno il vantaggio di conoscersi a fondo. Possiedono una struttura definita e meccanismi ormai collaudati. Noi abbiamo bisogno di tempo per crescere».

Chi finirà più in alto?

«Non credo che sia un discorso importante. A chi interessa vedere la propria squadra arrivare alla fine con uno o due punti in più? Quello che conta è il traguardo prestigioso».

È soddisfatto del lavoro svolto da Repetto e Pavone?

«Certamente. Stavolta abbiamo lavorato in totale sintonia con i direttori e con l’allenatore riuscendo a centrare gli obiettivi».

Però qualche nome è saltato, ad esempio Buchel…

«Baroni voleva un giocatore con quelle caratteristiche, ma lui ha preferito il Bologna. Comunque avevamo già pronto Guana che è più forte dell’austriaco».

Baroni è come se lo aspettava?

«Assolutamente. È un gran lavoratore, una persona seria e preparata. In pochi giorni è stato capace di portare ordine e disciplina all’interno dello spogliatoio. Basta ascoltare le dichiarazioni dei calciatori, soprattutto di chi sta giocando poco, per capire quanto rispetto si sia guadagnato».

Ferdinando Sforzini, dopo il passaggio al Latina, si è lamentato del trattamento subito.

«Mi ha dato fastidio. Negli ultimi mesi ci saremmo sentiti dieci volte. Quella di escluderlo è stata una scelta dell’allenatore, non della società. Se il Pescara non lo avesse stimato, non avrebbe tirato fuori 1 milione e mezzo per il cartellino con un ingaggio da oltre 600mila euro lordi. L’ho sempre considerato un bravo ragazzo e un buon calciatore, ma le sue parole mi hanno deluso».

Perché è sfumato Improta?

«Voleva curarsi a Genova. Con il passare dei giorni avrà pensato di avere poco spazio, visto che qui la concorrenza degli esterni è forte. Per questo motivo ha scelto il Bologna».

E Ragusa?

«L’anno scorso, dopo un ottimo girone di andata, è finito anche lui nel tourbillon della contestazione. Non se l’è sentita di tornare».

Andrà al Vicenza?

«Prima dovrà allungare il contratto che scade nel 2016 (oggi o domani il passaggio ufficiale al Vicenza, ndc), altrimenti resterà al Genoa».

A proposito dei veneti. Giusto il ripescaggio?

«C’è un bel gemellaggio tra noi, perciò ci fa piacere che sia toccato a loro. In ogni caso bisogna riprendere il discorso per ridurre la B a 20 squadre. Però ora pensiamo al Bologna, mi aspetto una grande partita».

Giovanni Tontodonati

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