Serena e Italia 90 «È rimasto un peso»

5 Luglio 2016

«Sbagliare un rigore decisivo ti resta dentro per tutta la vita»

INVIATO A MONTPELLIER. Aldo Serena è una delle persone più indicate per accompagnarci nel groviglio di emozioni che avvolgono un calciatore che si accinge a battere un rigore decisivo per la propria nazionale in una grande manifestazione internazionale.

«Faccio sempre un esempio ai miei figli per spiegare la pressione che pesa su chi deve tirare un rigore importantissimo - afferma l’ex giocatore di Inter, Milan, Juve e Toro - Se in spiaggia devo camminare su una fettuccina larga dieci centimetri non esco dai limiti se invece la stessa cosa la faccio a centro metri d’altezza è probabile che cada subito perchè la pressione è diversa. Ecco cosa prova un calciatore che si approccia al dischetto degli undici metri in momenti come questi».

E quel momento per Aldo Serena è stato il Mondiale del 1990 a Napoli quando Vicini lo chiamò a battere il rigore decisivo in semifinale contro l’Argentina...

«Ho un ricordo indelebile, come fosse ieri. Ero seduto, pensavo che la mia partita fosse finita ma il ct aveva solo tre rigoristi, chiese a Donadoni che gli rispose di sì e poi a me e non potei dire di no. Avevo già tirato e segnato con la Juve nella finale di Coppa Intercontinentale contro l’Argentinos Juniors, avevo già 30 anni ma non ero affatto tranquillo. Mi ricordo l’ansia mentre mi avvicinavo al dischetto, cercai di angolarlo ma tirai male e Goicoechea lo parò senza problemi».

Quanto tempo ci vuole per metabolizzare un errore come quello?

«Quel ricordo e quella amarezza ti rimangono dentro per tutta la vita, c’è poco da fare. Io ci misi tutta l’estate per sbloccarmi, ci pensavo ogni giorno ma fino a che non tornai in campo a correre e sudare, non riuscivo a liberarmi di quel peso».

Vi allenavate per battere i rigori?

«Si, eccome, però quello che conta è la tranquillità psicologica. Ho visto sbagliare rigori importanti a Platini e Zico, Baggio era uno che in allenamento la metteva dove voleva e poi a i Mondiali di Usa ’94 ha sbagliato».

Però a Bordeaux Pellè e Zaza hanno avuto un atteggiamento un po’ sbruffone...

«Sicuramente il loro atteggiamento è stato criticabile però bisogna entrare nella testa dei calciatori. Pellè ha sbagliato a scendere sul terreno della provocazione di Neuer che si muove tantissimo, parla, si aggrappa alla traversa , sfida l’attaccante e il nostro centravanti doveva isolarsi e non guardarlo».

L’unica critica rivolta a Conte è stata quella di aver messo dentro Zaza solo per battere il rigore...

«Sicuramente Conte si fidava di Zaza, lo avrà visto in allenamento non sbagliare mai e lo ha inserito a colpo sicuro. È vero che un calciatore quando entra a partita in corso ha bisogno di qualche minuto per rompere la tensione ed è per quello che chi subentra di solito nel primo minuto corre in campo freneticamente. Forse Zaza doveva riscaldarsi un po’ più intensamente. Ha fatto quella rincorsa strana, poi non ha più guardato Neuer ma solo il pallone ed è andata come andata».

È vero che i rigori ci hanno consegnato il Mondiale del 2006, però nella storia dagli 11 metri siamo spesso perdenti. È un fatto legato alla mentalità italiana?

«No, non direi: piuttosto da noi il calcio è quasi una religione, c’è una pressione incredibile da parte dei media e dell’opinione pubblica e quindi il pallone diventa decisamente più pesante rispetto a calciatori di nazioni dove il calcio è meno radicato».

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