SFIDA TRISTE MA ALL’ESTERNO È ANCHE PEGGIO
Era il minimo anche se non era scontato. Vincere con l’Albania aiuterà la tribù degli ottimisti a continuare a dire che il futuro siamo noi, che da Gigio Donnarumma ad Andrea Belotti passando per...
Era il minimo anche se non era scontato. Vincere con l’Albania aiuterà la tribù degli ottimisti a continuare a dire che il futuro siamo noi, che da Gigio Donnarumma ad Andrea Belotti passando per Roberto Gagliardini e Marco Verratti, gente così è il meglio del meglio sul piano mondiale. Magari, per adesso al massimo buoni giocatori di prospettiva ma ancora da testare in sfide più probanti di quelle dei teatrini tristi della Serie A o della scialba Ligue 1 francese.
In più, all’orizzonte c’è ancora l’incubo della supersfida del 2 settembre in terra di Spagna, spartiacque del cammino verso la qualificazione al Mondiale. Adesso la differenza reti è pesantemente dalla parte delle Furie rosse e un pareggio rischia di non bastare ma è la qualità complessiva dell’italico pallone che non può essere giudicata da questa sfidina con gli albanesi.
Se in campo le cose tutto sommato possono ancora reggere (ma fino a quando?) quel che preoccupa con maggiore urgenza è ciò che c’è tutto intorno, a partire dalle cretinerie sugli spalti andate in scena anche ieri sera tra fischi all’inno ospite e festival dei fumogeni. Ma fuori dagli stadi è anche peggio: qui la scia di inchieste su scommesse e malaffare non accenna a placarsi, qui non scandalizzano quasi più le manovre clientelari di un vecchio arnese come Claudio Lotito, che prima asseta le società di B e poi cerca di convincerle a votarlo come presidente di Lega promettendo di far riapparire magicamente i soldi negati. La sua è una tattica clientelare sempre sul filo del rasoio, un promettitore di fritture che poi spesso le fritture se le mangia da solo.
È un mondo che vive sempre al confine della lealtà e può diventare assuefazione anche un Daspo a un presidente di società che poco più di un anno fa invase il terreno di gioco come uno sceicco qualsiasi. E dove nel nome del tifo la moralità è sempre a doppio binario: inattaccabile la propria, dubbia a prescindere quella degli altri. In fondo, quel che si vede in campo, pur non essendo il massimo, aiuta a tener lontano dagli occhi ciò che fuori declina verso il peggio. Purtroppo.
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