Sorpresa D’Aversa esordiente promosso con il calcio verticale

«Cerco di sfruttare le caratteristiche dei giocatori: dal recupero palla puntiamo subito alla porta avversaria»
Una piacevole sorpresa il Parma di Roberto D’Aversa. Poco meno di due anni sulla panchina emiliana, da quando ci si è seduto con la squadra che era in C. L’ha portata in serie A e ora si gode una sosta da protagonista. Non è un gran comunicatore a livello mediatico, ma è efficace sul campo il 43enne tecnico pescarese.
Nono posto in classifica: 17 punti in dodici partite. Era quello che si aspettava?
«Sinceramente no, finora siamo andati oltre le previsioni. Fermo restando che si lavora sempre per ottenere il massimo. Il merito ovviamente è dei ragazzi, della società e dell’ambiente. La squadra si è meritata sul campo i punti e la considerazione di cui gode. Nessuno ci ha regalato nulla. Anzi, se ripenso alla nostra estate…».
Quella del caso Calaiò e dei tre punti di penalizzazione richiesti dalla procura federale.
«Le premesse non erano delle migliori…».
Appena due punti in meno del tanto celebrato Sassuolo di De Zerbi che affronterete alla ripresa del campionato.
«Sì, la classifica dice questo. Ma a me piace guardare in casa mia. La sorpresa è quello sono riusciti a fare i miei ragazzi, siamo una matricola».
Più punti in trasferta che in casa. Perché?
«Forse per le caratteristiche dei giocatori che prediligono giocare a campo aperto piuttosto che contro squadre chiuse».
Meazza (con l’Inter), Ferraris (con il Genoa) e Olimpico Grande Torino, la vittoria più bella?
«Per importanza quella di San Siro, considerato il cammino dell’Inter che poi ha preso il volo; per la bellezza della partita dico Genova visto che abbiamo ribaltato il risultato contro una squadra che se avesse vinto sarebbe salita al secondo posto; però, per le occasioni da rete create e per il gioco espresso quella di Torino è stata la vittoria più meritata».
Che cosa ha detto la serie A, finora, sul piano tecnico?
«Che un po’ tutti giocano un calcio propositivo. Poi ognuno cerca di sfruttare le caratteristiche dei propri giocatori. Ancelotti insegna, basti pensare a Insigne spostato più avanti, è stata una bella intuizione. Lo stesso Empoli ha giocato un buon calcio. Io credo che non ci si debba inventare nulla, esiste un calcio efficace e per praticarlo esaltare le qualità dei propri calciatori».
Sta praticando lo stesso calcio che faceva a Lanciano oppure è più verticale?
«Diciamo che un’evoluzione c’è stata. Già dall’anno scorso passiamo subito dal recupero palla alla ricerca della porta avversaria nel più breve tempo possibile per sfruttare gli spazi».
Come ha fatto a rilanciare Gervinho?
«Non ho rilanciato nessuno, lui si è messo a disposizione della squadra. Ha mezzi non solo fisici. Lui ha qualità tecniche: tiro, stop e altro. Nel momento in cui è messo a posto sul piano fisico ha fatto tutto da solo. È venuto predisposto bene mentalmente. È stata la sua fortuna e anche la nostra».
Biabiany, Inglese e Gervinho è un bel tridente d’attacco, solo che l’ha potuto utilizzare poche volte.
«Per motivazioni varie, credo sia stata la prima volta a Torino. Dipende da quello che si vuole fare in partita, Gervinho può giocare sia a destra che a sinistra. E poi ci sono Siligardi, Ciciretti e Biabiany che hanno caratteristiche diverse e che sfrutto a seconda del tema della partita».
Qual è la squadra che più l’ha impressionata sul piano del gioco?
«Il Napoli, anche se noi al San Paolo siamo incappati in una serata storta. Però mi piace anche l’Atalanta, che ha pagato lo scotto dell’eliminazione in Europa League. Ma ora è in netta ripresa».
La squadra più forte?
«La Juve, senza dubbio».
Ronaldo ce la farà a trascinare la Juventus verso la vittoria della Champions?
«Non so se basta, ma è un tassello fondamentale per una squadra già forte di per sé. Faccio un esempio, non so se la Juve avrebbe ribaltato il risultato nello scontro diretto con il Napoli senza Ronaldo. CR7 esalta e trascina la squadra. Lui vuole sempre giocare, quando non segna è arrabbiato. Si allena anche nel giorno libero, diciamo che è un valore aggiunto. Un po’ come il mio Bruno Alves (anche lui portoghese, ndr), a livello di mentalità ha dato un grosso contributo».
C’è grande polemica a proposito del Var.
«Lunedì credo ci sia una riunione. Se andiamo a vedere le statistiche gli errori sono diminuiti. E quindi un passo avanti c’è stato. Però, c’è ancora troppa soggettività nella valutazione, vanno affinati il regolamento e l’interpretazione sui vari casi. Le cose sono migliorate, basti vedere il goffo rigore concesso in Champions dall’arbitro (senza Var) al City. Io dico che non si può avere tutto e subito e che comunque non c’è nulla al mondo che possa eliminare tutti gli errori. Qualcosa rimarrà sempre sul piano della discrezionalità umana».
Un’altra piacevole sorpresa del suo Parma è il portiere Sepe, che lei ha conosciuto a Lanciano.
«Sta facendo un campionato che è nelle sue corde per chi lo conosce come me. È normale, ha grandi potenzialità e non sono sorpreso».
Sei tecnici abruzzesi tra serie A e B, una coincidenza?
«Non lo so, forse sarà merito del pesce e degli arrosticini o della montagna e del mare. Non lo so, ma è così. Tra l’altro, abbiamo avuto due campioni del mondo della stessa città, Grosso e Oddo, nel 2006. E tanti giocatori, negli ultimi decenni, sono partiti dall’Abruzzo fino a fare la serie A o la B».
Un giudizio sulla Nazionale. Mancini ha trovato la strada giusta?
«Credo che abbiamo giovani interessanti soggetti, inevitabilmente, ad alti e bassi; bisogna dare loro la possibilità di limare il tasso di discontinuità e di accumulare esperienza. Come? Giocando. C’è una generazione di calciatori che ha qualità, deve abituarsi a giocare a certi livelli».
Che cosa fa nel tempo libero a Parma?
«Ad avercelo il tempo libero. Sono due anni che ho la borsa del tennis in macchina, ma ho giocato solo una volta».
Sorpreso nel vedere il Pescara secondo in classifica?
«Mi è dispiaciuto per la sconfitta di Palermo, il Pescara è una squadra equilibrata ed efficace. Ha un centrocampo che probabilmente è il più forte della categoria, in più mi sembra un bel mix di giovani ed esperti. Spero arrivi fino in fondo».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

