«Sorrisini e battute, ma siamo rispettate»

5 Aprile 2019

Di Sante Marolli racconta la sua esperienza di arbitro nei dilettanti

PESCARA. Il fischietto è donna anche in Abruzzo. E Claudia Di Sante Marolli, 26 anni da compiere, francavillese, è una presenza ormai abituale sui campi dei dilettanti. È al terzo anno in Eccellenza e sta percorrendo un cammino che ha visto altre figure femminili protagoniste in passato. Il momento è controverso: da una parte c’è un’apertura verso il calcio femminile; dall’altra, invece, continuano a fiorire i commenti sessisti sulle donne impegnate nel calcio.
Nel caso della Di Sante Marolli, però, è accaduto che domenica, durante Paterno-Capistrello, dagli spalti i tifosi si sono messi a cantare “Sei bellissima” di Loredana Bertè indirizzata proprio a lei.
Di Sante Marolli, perché una ragazza sceglie di fare l’arbitro?
«In primis perché ha grande passione per il calcio, altrimenti non ti avvicini al mondo del pallone. E se non sei brava a giocare sul campo scegli il fischietto per restare nell’ambito. Nel mio caso bisogna aggiungere le presenze di mio nonno, Ennio Pesce, che ha giocato nel Francavilla, e di mio zio, Luciano Di Sante Marolli, che ha avuto un passato da arbitro. Sono state figure di riferimento nella mia vita che hanno influito nelle scelte».
Quanti gli ostacoli incontrati sulla strada?
«Innanzitutto la tipologia di allenamento. Bisogna correre, a volte più dei calciatori. Occorre allenarsi bene e tanto per reggere il ritmo della gara. E poi le regole, gli aggiornamento continui. E poi, diciamolo con franchezza, come donna c’è sempre un ostacolo in più perché quando arriviamo al campo qualche sorrisino non manca mai».
Più insulti o più apprezzamenti?
«Purtroppo l’arbitro è sempre il capro espiatorio. Accade da sempre. Ci sono delle eccezioni, per carità, ma il trend è quello».
Però domenica a Paterno le hanno cantato “Sei bellissima”?
«Sì, è vero».
Qual è il suo sogno nel cassetto?
«Per scaramanzia non lo dici, ma, chiaramente, mi piacerebbe arrivare il più in alto possibile. Non a caso sto investendo su questo percorso in termini di tempo e di impegno».
Com’è il rapporto con i calciatori?
«Nella maggior parte dei casi ci diamo del lei, così come da prassi. Ma in Abruzzo ci si vede spesso e può scapparci anche del tu, ma comunque con educazione e rispetto».
Si ritiene un arbitro di polso?
«Cerco il confronto. Provo a farmi capire, non voglio impormi. Cerco di spiegare le mie decisioni e di farmi accettare».
L’arbitro donna come viene accolta?
«I calciatori ormai sono abituati a vedere l’arbitro donna, i dirigenti fanno più fatica a digerire la figura femminile in mezzo al campo».
La partita più difficile da gestire?
«La finale di coppa Italia del febbraio scorso che poi è stata la gara più importante che ho diretto, Chieti-Amiternina».
Ottobre 2017 Santegidiese-Mosciano: che cosa è accaduto?
«Ho fischiato il termine della gara proprio nel momento in cui un calciatore della Santegidiese ha tirato in porta, facendo gol. E’ stata una mia leggerezza non capire bene che cosa stava accadendo».
Come è finita?
«Sono uscita dal campo con la scorta dei carabinieri».
In quei momenti che cosa si pensa?
«Viene in mente di lasciare e dici: ma chi me lo fa fare? Però, la forza nostra sta nel gruppo e così il martedì si analizzano gli errori e si riparte».
Quanti allenamenti svolge durante la settimana?
«Tre, a San Giovanni Teatino, insieme ai colleghi e a un preparatore atletico».
Che cosa fa fuori dal calcio? «Studio economia e commercio all’università di Pescara».
Tifosa?
«No, appassionata di calcio a tutti i livelli».
Il suo modello di arbitro qual è?
«Rizzoli a livello maschile e Maria Marotta che è la nostra rappresentante di punta».
Ha ascoltato il commento sulla collega assistente in Campania?
«Sì, mi viene da sorridere. Bisogna farsene una ragione. Ci siamo anche noi donne in questo mondo. Basta guardarsi intorno, anche in Europa, per capire che in Italia siamo anche poche. Ma siamo in crescita. Non sarà certamente un commento sessista a fermare la ricerca dei nostri sogni».
Donne penalizzate nel mondo del calcio?
«E’ un ambiente prettamente maschile, ma vedo un’inversione di rotta. Un cambiamento che mi rende fiduciosa».
Qualcuno ci ha “provato” in mezzo al campo?
«Qualche complimento c’è stato, ma in questi casi si reagisce con il sorriso».
Anche perchè...
«Sono fidanzata con un arbitro, Giacomo Monaco di Termoli (dirige in serie D, ndr). Ci siamo conosciuti proprio grazie al mondo dell’Aia».
Di solito chi la segue quando va ad arbitrare?
«I miei genitori ci sono quasi sempre».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA