Spalletti ora pensa all’Italia del futuro

2 Luglio 2024

Da Donnarumma a Barella, ecco chi resta e c’è il rebus bomber. Il 4 novembre nuove elezioni per il presidente della Figc

ISERLOHN (Germania). C’è una Nazionale da svecchiare e rilanciare per non rischiare si saltare il terzo Mondiale consecutivo, quello del 2026, dopo la grande amarezza d'esser usciti prima del tempo da un Europeo giocato da campioni in carica. Il progetto di Luciano Spalletti va avanti nonostante le critiche su una Nazionale che non ha saputo mai entusiasmare facendosi dominare prima dalla Spagna ai gironi e poi dalla Svizzera, una volta cenerentola e ora bestia nera per gli azzurri. Spalletti ripartirà a settembre dalla Nations League con due trasferte, a Parigi contro la Francia e a Budapest con Israele, e per lui comincerà una nuova fase della sua avventura sulla panchina dell’Italia. Bisognerà cambiare e dare brio al nuovo corso. Arriveranno Tonali, Zaniolo, Udogie, Scalvini, Locatelli. Qualche giovane entrerà nel giro. Per i trentenni Jorginho, Darmian, El Shaarawy si presume che la Nazionale sia il passato. In bilico Mancini, che in azzurro non esibisce mai la personalità strabordante della Roma, Cristante, da tempo anonimo con l’Italia, e Di Lorenzo, se Conte non gli dà una scossa. In Germania, il napoletano è stato vittima quasi di accanimento terapeutico. E poi? La lista di chi resta è virtualmente lunga. Perché non ci sono queste grandi alternative. E tutti, esclusi Donnarumma, Barella, Calafiori, un po’ Bastoni, che saranno confermati, sono stati lontanissimi dal loro rendimento medio. Se Dimarco, Chiesa e Scamacca fossero questi, povere Inter, Juve e Atalanta. In porta possiamo vincere il Mondiale: Donnarumma è un mostro. L’attacco, invece, è il reparto drammaticamente povero. Scamacca e Retegui, non si vede altro centravanti. Chissà se Lucca farà il salto necessario. Raspadori deve giocare in campionato, mettere fisico e scegliere un ruolo.
Figc verso nuove elezioni. Al voto anticipato, anche se di fine mandato. Nei giorni della tempesta sul calcio italiano, Gabriele Gravina ha rotto gli indugi e dopo aver escluso le dimissioni per il disastro della nazionale ha deciso di convocare per il 4 novembre a Roma l'assemblea elettiva della Federcalcio per il nuovo quadriennio: come anticipato prima di tornare in Italia, in largo anticipo sul termine massimo del marzo 2025. È la strategia del contropiede - già definita all'interno del mondo del calcio una mossa stile Macron - piuttosto che la resistenza a oltranza, sotto il fuoco incrociato, in attesa della naturale scadenza del mandato. In piena polemica politica, il presidente Figc accelera sulle iniziative e delle scelte, in un orizzonte temporale breve prima di arrivare al redde rationem delle elezioni.
È un tentativo di rompere l'assedio, una chiamata alle responsabilità di tutte le componenti, una verifica degli assetti di ogni Lega. Gravina non ha ancora fatto sapere se si proporrà per un terzo mandato, una scelta che al momento, nonostante i numeri dicano il contrario, difficilmente avrebbe un consenso generale. Anche se l'anticipo del voto, scelta di apertura ma che sembra anche da politico consumato, mette in difficoltà chi vorrà cercare un'alternativa, la scelta richiederà lunghe riflessioni e soprattutto la capacità di riaggregare un pianeta calcio sempre più diviso. Una mossa in tal senso, annunciata ieri, è quella della commissione trasversale a sostegno della nazionale, composta da figure di spicco dei club della serie A, fonte delle più forti spinte centrifughe che trovano sponda anche nel mondo della politica. Tra i nomi circolati finora, ci sono quelli di Marotta, ad dell'Inter, e dei ds della Juve e dell'Atalanta, Giuntoli e Marino.
Angelo Caradonna