Spalletti: «Retegui perfetto Serve più amore per l’Italia»

23 Marzo 2024

Il ct promuove il bomber e striglia la squadra apparsa un po’ svagata giovedì sera Domani (ore 21) contro l’Ecuador a New York con Darmian, Dimarco e Bastoni

ROMA. L'azzurro Spalletti è fatto di un centravanti «perfetto» e di una fidanzata Italia che forse non si sente amata quanto vorrebbe. O dovrebbe. Il primo dei due test americani, giovedì a Fort Lauderdale contro il Venezuela, si è risolto con la doppietta di Mateo Retegui. Ovvio dedurre che la Nazionale in cerca di una prima punta abbia finalmente trovato l'uomo giusto, e nel dopo partita, mentre in Italia era notte, il commissario tecnico ha confermato, anche oltre il discorso del gol. Ma il ct, nel complesso soddisfatto, non si accontenta. «Retegui è perfetto perché ha fatto un lavoro straordinario come finalizzatore e soprattutto per far salire la squadra. È venuto sui calci piazzati in difesa a levarci qualche bega perché è fisico, e poi di testa è fortissimo», le parole in positivo di Spalletti, che ha riservato al 24enne centravanti di San Fernando un «bravo per tutto il lavoro sporco che ha fatto, in una partita in cui eravamo penalizzati da un punto di vista fisico». Retegui come Toni, insomma: 19 anni fa l'Italia di Lippi passò per gli Usa in cerca di nomi giusti per ruoli scoperti e trovò tra gli altri la sua punta; ora la storia , forse, si ripete. Ma con la luce, c'è anche l'ombra. Evidentemente non bastano le porte chiuse alla play station a regalare 'garra’ e concentrazione a certi giocatori. Spalletti è il primo a non voler citare la scusante del lungo viaggio e del fuso orario per giustificare l'Italia svagata del primo tempo. «Qualsiasi occasione a livello professionale va presa come quella che ti può far svoltare la vita, così ti prepari con cura a quello a cui vai incontro». E invece «noi», dice con un plurale poco assolutorio, «a volte sembra che non si sia così determinati. Quando metti questa maglia qui, qualsiasi situazione può essere quella fondamentale». E allora, eccola la metafora che serve a far capire ai giocatori cosa pretende il ct: «Vestire la maglia è come quando prendi la sbandata a 20 anni per la prima fidanzata della tua vita. Sei innamorato perso, sei sottoposto a obbedire a tutto quanto ti viene chiesto per l'amore che hai per questa maglia». Invece, la considerazione amara, a Fort Lauderdale diversi azzurri si sono presentati in campo «morbidi della vita che abbiamo, senza modificare alcuni atteggiamenti che ci portano a fare degli errori banali come abbiamo fatto». Tutti avvisati, e testa alla seconda amichevole, domani (ore 21) a New York contro l'Ecuador. Prima però un allenamento defatigante in Florida, il trasferimento nella Grande Mela e nella serata americana l'incontro col Niaf, l'associazione degli italiani d'America, allo Spring Palace di Manatthan. Ma Spalletti ha già in mente le rotazioni e riposi per la partita conclusiva («ho scelto la difesa a tre per provare cose nuove e perchè molte squadre in A lo usano e i giocatori ci si trovano. Il blocco Inter? Lo vedrete domenica, con Darmian, Dimarco e Bastoni..»). E la fidanzata Italia avrà nuovi spasimanti da valutare.
Angelo Caradonna