Squalifiche alla Giovanile Chieti, la società presenta il ricorso
CHIETI. Partita persa a tavolino, tre punti di penalizzazione, un dirigente, l’allenatore e il massaggiatore squalificati per un anno e mezzo, ammenda di mille euro e un giocatore squalificato fino...
CHIETI. Partita persa a tavolino, tre punti di penalizzazione, un dirigente, l’allenatore e il massaggiatore squalificati per un anno e mezzo, ammenda di mille euro e un giocatore squalificato fino al 30 settembre. La Giovanile Chieti non ci sta e annuncia il ricorso. Dopo la stangata del giudice sportivo, in merito alla partita del campionato regionale Allievi con il Manoppello Arabona, la società neroverde si difende e passa alle vie legali. «La partita doveva essere sospesa al 40’ del secondo tempo», spiega Massimiliano Rebba, presidente della Giovanile Chieti, «perché un nostro giocatore di colore ha ricevuto insulti razzisti da un avversario. Un fatto gravissimo, che l’arbitro doveva sanzionare con la sospensione della gara. Faremo ricorso e il padre del ragazzo sporgerà denuncia». Il giocatore neroverde, dopo aver ricevuto un pugno e insulti razzisti, ha reagito colpendo al volto il giocatore del Manoppello (entrambi sono stati espulsi). Il giudice sportivo ha stangato l’allenatore neroverde Biagio Lombardi, il dirigente Moreno Picciani e il massaggiatore Sergio Petrini, squalificati fino al 30 ottobre 2017 per i fatti accaduti dopo la partita. Stando al referto arbitrale, il direttore di gara, mentre si allontanava dal campo su un’auto guidata da suo padre, veniva inseguito da tre auto della Giovanile Chieti e nelle quali l’arbitro ha riconosciuto Lombardi, Petrini e Picciani, che con una manovra pericolosa lo costringevano a fermarsi per poi accerchiarlo e insultarlo. «Non è vero», replica Rebba, «nessuno ha tagliato la strada a quell’auto e nessuno ha messo le mani addosso all’arbitro. Anzi, sono stati loro che ci hanno fatto gestacci. Ecco perché ci siamo fermati con la macchina, ma non abbiamo aggredito nessuno: abbiamo solo detto all’arbitro di vergognarsi per quanto fatto». (g.g.)
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