Stop in Premier, Ancelotti in isolamento

14 Marzo 2020

In quarantena 6 club tra cui l’Everton. Si fermano anche Bundesliga e Ligue 1

LONDRA. Ultima in ordine di tempo tra i principali campionati d'Europa, ma la prima ad aver sconfessato le misure preventive del proprio governo, anche la Premier League - insieme alla Bundesliga e alla Ligue 1- ha infine deciso di fermarsi. Una scelta obbligata, quella del campionato più ricco e seguito al mondo, dopo le positività al coronavirus di tre giovani del Leicester, del manager dell'Arsenal Mikel Arteta e di Callum Hudson-Odoi del Chelsea, senza contare che l'Everton di Ancelotti è in auto-isolamento per un calciatore sintomatico. Casi separati che hanno portato alla quarantena di almeno sei club, impossibilitati ad allenarsi negli ultimi giorni. Da qui la scelta di rinviare tutte le partite almeno fino al prossimo 3 aprile, quando - questo è l'auspicio - la situazione medico-sanitaria generale consentirà la ripresa del gioco. Giovedì il governo, presieduto da Boris Johnson, si era detto contrario alla sospensione dei principali eventi sportivi, consentendo il regolare svolgimento delle partite a porte aperte. Di fronte alla epidemia di Covid-19 l'iniziale preoccupazione del calcio sportivo si era concentrata soprattutto sui contraccolpi economici che la sospensione del campionato avrebbe causato, soprattutto ai club più piccoli. Da qui la preferenza comunque a proseguire giocando, se necessario, per qualche turno a porte chiuse. Un piano condiviso anche dagli stessi calciatori che però, negli ultimi giorni, sono stati costretti dall'evidenza dei fatti a cambiare idea. In Europa ci sono 19 campionati sospesi, in 8 si gioca a porte chiuse, in Russia con massimo 5-10mila spettatori, mentre Norvegia e Lettonia hanno posticipato l'inizio.