Storica AcquaeSapone: batte la Luparense ed è campione d’Italia

Dopo la coppa Italia anche il primo tricolore per i nerazzurri che si impongono 4-2 a Bassano spodestando la Luparense
L’urlo di gioia, stavolta, non è rimasto strozzato in gola. La vendetta è arrivata esattamente dopo quattro anni. L’AcquaeSapone vince gara 5, butta giù dal trono la regina Luparense e festeggia il primo scudetto della storia.
Nel 20° anno dalla fondazione, la società della famiglia Barbarossa si è fatta un bel regalo, diventando campione d’Italia e, così facendo, il prossimo anno giocherà (anche) la Champions Futsal Cup.
Un traguardo storico, quello tagliato ieri dai nerazzurri che a Bassano del Grappa hanno dimostrato di volere questo scudetto ad ogni costo. Più concentrazione, più caparbietà e più energia nelle gambe hanno portato in trionfo gli uomini di Tino Perez, il tecnico spagnolo che al primo anno in Italia ha subito lasciato il segno.
L’allenatore iberico è stato il valore aggiunto dell’AcquaeSapone, che lo ha chiamato a fine gennaio dopo l’esonero di Antonio Ricci. Dopo aver vinto il titolo spagnolo, azero e romeno, Perez, è riuscito a cucirsi addosso anche il tricolore. Una grande gioia per il tecnico di Toledo che è riuscito a dare una mentalità vincente a Mammarella e soci. Il “double” (coppa Italia e scudetto), come la scritta che campeggia sulle magliette celebrative, in Italia mancava da 10 anni (l’ultima squadra è stata la Luparense, nel 2008) e non è arrivato per caso. Ieri sera c’è stata la dimostrazione che la squadra di capitan Murilo ha meritato la vittoria in gara 5 (4-2) più dei veneti, che non hanno avuto la tenacia e la forza psicologica di contrastare il quintetto nerazzurro. Lo scudetto è tornato in Abruzzo dopo tre anni, ovvero dopo il successo del Pescara nel 2015, ma, soprattutto, l’AcquaeSapone è riuscita a vendicare la beffa atroce del 2014.
Quattro anni fa, infatti, la squadra guidata da Bellarte perse la “bella” contro la Luparense e, strano scherzo del destino, era l’11 giugno, come ieri sera, ma stavolta quella data è stata segnata in rosso ed è entrata nella storia dei nerazzurri.
Una squadra che quest’anno ha sofferto un po’ di più degli altri anni, visto che ha cambiato allenatore, due palazzetti e ha rischiato di rimanere fuori dalla lotta per il primo posto. Una vittoria, quindi, che assume un valore incredibile e che fa tornare l’Abruzzo ai vertici nazionali. È lo scudetto dei record anche nei singoli. Dal portiere teatino Stefano Mammarella, che dopo quello vinto con Montesilvano, nel 2010, è riuscito a conquistarlo anche con la squadra che ha sede a Città Sant’Angelo. Lo scudetto, però, porta la firma del giocatore più esperto della rosa, ovvero quell’Edgar Bertoni che, a 36 anni suonati, ha segnato due gol decisivi in gara 5 che lo hanno portato a vincere il sesto scudetto in carriera in nove finali scudetto consecutive giocate. Per quanto riguarda la partita, i nerazzurri hanno subito impresso il proprio ritmo alla gara, andando a pressare il portatore di palla avversario e, soprattutto, applicando dei raddoppi asfissianti. Bertoni, uno degli ex in campo, porta avanti i suoi dopo una grande giocata di Jonas e De Oliveira. Pareggio dei Lupi con Honorio e prima della sirena di metà gara l’1-2 di Jonas. Nella ripresa Bertoni porta avanti l’AcquaeSapone 3-1 e la squadra di Marin gioca la carta del portiere di movimento con Taborda. Borja Blanco accorcia (3-2), ma poi ci pensano le prodezze di Mammarella e il gol di Calderolli (4-2) a consegnare il primo scudetto alla squadra nerazzurra.
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