Subito due regali in avvio Il Pescara bocciato all’esame di maturità

Prestazione deludente: biancazzurri molli e svogliati Il processo di zemanizzazione segna un passaggio a vuoto
PESCARA. Decollo rinviato. Pescara bocciato all’esame per l’ingresso nell’alta classifica. E fischiato dai tifosi. Si aspettava la seconda vittoria consecutiva e, invece, nell’anticipo dell’ora di pranzo dell’8ª giornata della serie B è maturata la prima sconfitta casalinga. Modo peggiore per festeggiare le 300 gare nella cadetteria Zeman non poteva trovare.
Una bocciatura per le ambizioni biancazzurre, le stesse che, invece, sta alimentando il Cittadella che, va detto, non ha rubato nulla. Anzi, è passato all’incasso, monetizzando due regali della difesa del Pescara. Quella tanto decantata linea difensiva che per due gare di fila non ha subito gol è rimasta a guardare il terzo tempo di Adorni che ha sbloccato il risultato dopo appena 80 secondi. E poi, al 18’, l’errore di Bovo che ha tenuto in gioco Siega, il quale, poi, con un bel diagionale ha raddoppiato.
In mezzo un salvataggio di Alfonso su Benali, al 9’. Ma la sensazione è che il Pescara non si sia mai svegliato, ieri mattina, per il lunch match. Dormiva sonni profondi. Molle e timido. Mai aggressivo. Senza un filo logico nella costruzione del gioco. Pescara per niente zemaniano, squadra lunga e sfilacciata in mezzo al campo. Quasi sorpresa dall’avvio autoritario del Cittadella, ordinato e determinato nel fare la sua partita. L’uno-due ha imbambolato il Pescara che ha faticato a reagire. Attaccanti fermi, pochi inserimenti dei centrocampisti impegnati a macinare chilometri per tenere unita una squadra troppo lunga con i difensori restii a salire per accorciare la squadra.
La solita situazione di compromesso tra le idee di calcio offensivo di Zeman e un materiale tecnico che non è propriamente adatto allo sviluppo del gioco del boemo. Mazzotta e Zampano, tanto per rendere l’idea, sono rimasti piuttosto bloccati. E lì davanti Pettinari è stato facilmente imbavagliato, mentre Del Sole ha deluso le attese; il solo Benali, diventato papà alla vigilia, ogni tanto si è acceso, ma non è bastato. Al 36’ dal dischetto – fallo di Pelagatti sull’astuto Mazzotta – ha accorciato le distanze. Sembrava il preludio alla rimonta con un tempo, il secondo, da giocare. Ma il Pescara non è mai decollato. Lo stesso Kanoutè è apparso piuttosto acerbo per dirigere le operazioni di una squadra lenta e impacciata. Il Cittadella ha fatto la sua bella figura all’Adriatico, ha giocato con personalità e, di tanto in tanto, ha provocato anche qualche brivido dalle parti di Pigliacelli. L’occasione migliore della ripresa è capitata sul sinistro di Benali, al 32’, il quale da posizione favorevole ha calciato alto sulla traversa.
Ma è stato un fuoco di paglia: gli attacchi del Pescara sono andati a sbattere su una linea difensiva ordinata e attenta. Nemmeno l’ingresso di Ganz, al posto di Pettinari al 19’, è servito a smuovere le acque. Men che meno gli inserimenti di Crescenzi e Cappelluzzo a 10’ dalla fine. Il Pescara è ancora un cantiere, l’assemblamento fa registrare dei passaggi a vuoto. A preoccupare è la difficoltà che sta incontrando il boemo nel processo di zemanizzazione di una squadra che non sembra avere le caratteristiche per giocare il calcio caro al tecnico. Senza contare che certe disattenzioni sono davvero eclatanti: il primo gol è difficile da vedere anche nei campionati amatoriali; il secondo, poi, è figlio di una linea difensiva messa male con Bovo troppo basso. Regali che fanno la differenza quando la squadra è poco aggressiva e sembra non conoscere il significato della parola pressing. Otto partite non sono poche e finora il Pescara sta fallendo quello che deve essere un imperativo: lottare per la promozione. Indipendentemente dal riuscirci o meno. Dopo la disastrosa retrocessione della passata stagione, c’è bisogno di ben altro per riscaldare la tifoseria. Non certo di una gara come quella di ieri.
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