Sugli spalti con la paura del terremoto

Protesta silenziosa degli ultrà contro la decisione di proseguire l’incontro
PESCARA. Il terremoto, la pioggia, l’ennesima sconfitta dopo una partita fra le più grigie della gestione Oddo. Insomma, una serata di quelle che non vorresti vivere mai. È finita con lo stadio che per la prima volta da oltre due anni fischia squadra e tecnico all’uscita. Fino ad allora gli ultrà della Nord erano stati in una sorta di sciopero del tifo ma era solo una protesta silenziosa contro la decisione di proseguire l’incontro nonostante ormai tutti sugli spalti, e magari anche in parecchi tra gli addetti ai lavori fosse ormai più viva la preoccupazione per quanto accadeva fuori che non per l’andamento della gara. Un dissenso manifestato in maniera civile ma forte e vistoso, rimuovendo tutti gli striscioni e le bandiere e lasciando libero il settore centrale della Nord per l’intera seconda frazione di gioco. E motivato dalle allarmanti prime notizie e poi dalle foto che giungevano dalle zone dell’epicentro. Località vicine e conosciute e nelle quali non pochi presenti allo stadio hanno conoscenti o familiari. Tra gli spettatori comunque non si sono lamentati problemi seri, tranne qualche capogiro e un paio di casi di tachicardia. Ma lo scenario era comunque di forte emotività, per cui la sollecitazione a sospendere la gara (anche perché intanto qualcuno sosteneva, sulla base di notizie non si sa bene come apprese, che a Firenze così si era deciso) è stata immediata, già alla ripresa del gioco dopo lo stop di circa 4 minuti, che al 30’ del primo tempo ha fatto vibrare in maniera spaventosa per trenta lunghissimi secondi le strutture dell’Adriatico Cornacchia, e specie nei settori più alti il timore è sfociato spesso in paura vera.
Molti hanno lasciato le tribune scendendo nel piazzale antistante, proprio mentre si scatenava anche un forte acquazzone che ha reso il clima ancor più confuso e spaventoso. Fortuna che non ci sono state scene di panico vero, per cui la situazione si è presto normalizzata. Ma il tilt quasi totale delle linee telefoniche (in realtà non inconsueto in questo impianto) e quindi le difficoltà di comunicazione con familiari e parenti ha completato in peggio lo scenario.
La serata era iniziata con auspici contrastanti. Da un lato la scossa delle 19,10 che aveva fatto scendere in strada tantissima gente e in qualche modo condizionato il prepartita della tifoseria, combattuta tra l’apprensione per quanto avveniva a non molti chilometri e l’attesa per il match con l’Atalanta. Il pubblico pescarese era comunque accorso in buon numero, oltre 11mila presenti, evidentemente sperando in uno scatto d’orgoglio, una reazione anche nervosa magari prima che tecnica dei biancazzurri di Oddo. Il sogno era la prima vittoria stagionale, ma nei capannelli davanti ai bar e sotto le tribune il pari veniva considerato come un risultato apprezzabile, un modo per fare un passettino avanti. In attesa di tempi migliori. E magari di qualche rinforzo vero. In tribuna nonostante il clima fosse annunciato perlomeno piovoso, oltre alla folta cornice di tifosi, anche la solita pattuglia di tecnici, osservatori, procuratori e qualche irriducibile vip. In particolare, col solito Alessandro Moggi, anche gli inviati del Monaco, che radio mercato dice interessato al biancazzurro Zampano ma anche a Kessie e Gomez. Sul fronte interno, oltre alle “spie” del Milan, prossimo avversario del Pescara, anche i talent scout di Inter e Udinese, nonché gli inviati di Di Biagio e Ventura, per visionare alcuni elementi in vista dei prossimi impegni delle nazionali Under 21 per l'Europeo 2017 e la maggiore per le qualificazioni ai Mondiali.
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