Sulmona, dai fasti alla linea verde col rischio retrocessione

SULMONA. Un programma ambizioso, tanti soldi e una squadra costruita per puntare addirittura al salto nella Lega Pro unica. Il neopromosso Sulmona arriva allo scontro diretto contro la corazzata...
SULMONA. Un programma ambizioso, tanti soldi e una squadra costruita per puntare addirittura al salto nella Lega Pro unica. Il neopromosso Sulmona arriva allo scontro diretto contro la corazzata Ancona del 17 novembre (poi perso) con soli due punti di distacco dai dorici e strizzando l’occhio al primato.
La Sulmona calcistica sogna ad occhi aperti, ma dopo neanche un mese tutto finisce in una bolla di sapone.
Da una parte Cristian Colucci, referente di un gruppo di imprenditori romani, dall’altra il presidente del ritorno in serie D dopo diciotto anni, Maurizio Scelli. Si assiste ad un tira e molla, condito da reciproche accuse, che porta al disimpegno del gruppo romano poco prima di Natale e allo smantellamento di una squadra indicata dagli addetti ai lavori tra le candidate alla vittoria finale.
Vanno via praticamente tutti, tranne la bandiera Alfredo Meo. Durante la sosta invernale si allestisce una squadra dal nulla, che si dimostrerà col passare del tempo inadeguata per il campionato di serie D. Dal sogno promozione all’incubo retrocessione il passo è stato breve, tanto è vero che il Sulmona proverà a difendere la categoria nello spareggio play out contro l’Amiternina il 18 maggio.
Due sole vittorie più una a tavolino con il Bojano in un girone di ritorno da incubo in cui la squadra, passata da Antonio Mecomonaco a Pasquale Luiso, ha collezionato la miseria di 12 punti in 17 gare, collezionando troppe brutte figure.
Un cammino talmente deficitario che ha portato il Sulmona a chiudere il campionato addirittura al 14° posto, ma solo grazie ai punti conquistati fino al giro di boa. Sul futuro del calcio biancorosso, che deve la sua sopravvivenza all’impegno tra mille difficoltà del presidente dello spareggio contro il Sora del 1992, Armando Sinibaldi, e dei suoi (pochi a dire il vero) collaboratori, pesa l’incognita delle vertenze già arrivate in sede e di quelle che probabilmente arriveranno a stretto giro.
Pendenze economiche non insormontabili ma che potrebbero rendere meno appetibile il titolo, a prescindere dalla categoria in cui il Sulmona si troverà a giocare. La situazione societaria è indubbiamente delicata, mentre i tifosi continuano a chiedersi ancora dove sia finito il presidente Maurizio Scelli e la tanto sbandierata quanto inesistente partnership con il Chievo Verona, che nei proclami del numero uno della società avrebbe dovuto salvare il calcio a Sulmona. Tante le parole, inesistenti i fatti.
Logica conseguenza di tutto ciò è che il futuro del pallone nella città di Ovidio è appeso ad un filo ed è molto probabile che, ancora una volta, si torni a far parlare del Sulmona non per quella bella realtà capace di vincere solo due anni fa l’Eccellenza regionale e di primeggiare, anche se per pochi mesi, in serie D, quanto per quella società che non riuscirà forse mai a trovare pace.
Luca Di Ianni
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