Talento e medaglie: ormai la pallavolo ha staccato il basket

9 Settembre 2019

Nazionali competitive a livello internazionale, campioni e ricambi La palla a spicchi con problemi di gestione e crisi generazionale

Il sorpasso è nei fatti, oltre che nei numeri. Nel livello internazionale che la pallavolo italiana ha raggiunto, nettamente superiore a quello della pallacanestro. E quindi non c’è da stupirsi se agli Europei le ragazze dell’Italvolley tornano a casa con un bronzo pieno di rimpianti, perché appena l’anno scorso avevano conquistato l’argento Mondiale, e l’Italbasket rientra mestamente a casa senza aver mai convinto in Cina. La superiorità sta nel movimento che nel caso del volley sta vivendo un magic moment anche grazie al beach. Il campionato maschile, la Superlega, è tra i migliori al mondo, infarcita di campioni; appena un gradino più sotto la serie A femminile, comunque un fiore all’occhiello. Civitanova campione d’Europa in carica nel maschile, Novara campione continentale tra le donne. Per non parlare dei titoli accumulati nelle giovanili e senza contare il pass olimpico già nel cassetto.
La stessa cosa non si può dire per il basket azzurro. Sono lontani i tempi dell’oro europeo di Nantes del 1983 e di quello di Parigi nel 1999. Di Meneghin, Marzorati e Caglieris. Ora Sacchetti è in panchina. E anche gli “eroi” di fine secolo scorso, vale a dire Myers, Andrea Meneghin e Fucka, appartengono al passato. C’è la pallavolo che vive un presente di fasti e il basket che deve sopravvivere aggrappandosi ai ricordi. La differenza sta, ovviamente, nel talento, ma anche la gestione e la programmazione hanno il loro peso. Il volley italiano sta raccogliendo dopo la semina. E i frutti sono abbondanti e saporiti. Dopo la stella di Ivan Zaytsev c’è quella di Paola Egonu che deve compiere 21 anni e ha un futuro luminoso davanti a sè. Una squadra, quella femminile, dall’età media relativamente bassa e quindi ancora con margini di miglioramento rivolti a Tokyo 2020. L’Italvolley maschile si appresta a iniziare il suo europeo (giovedì a Montpellier contro il Portogallo) e l’obiettivo è quello di arrivare fino in fondo. Nell’elenco degli azzurri non c’è il nome di Oreste Cavuto, lo schiacciatore di Tollo di proprietà di Trento che nella prossima stagione giocherà in prestito a Ravenna. È stato l’ultimo a essere depennato dal ct Blengini. Un peccato, certo, ma comunque c’è la conferma di Cavuto nel gruppo azzurro. Un sogno se si pensa che fino a marzo giocava qualche spezzone in campionato e nemmeno pensava alla Nazionale.
L’Italbasket si consola con la qualificazione al torneo preolimpico da giocare l’anno prossimo. Ma questi sono stati mesi non facili: dal caso Hackett che attacca il presidente federale Petrucci alla vigilia del raduno all’infortunio di Melli, passando per Gallinari costretto all’operazione per l’appendicite fino al durissimo sfogo di Aradori dopo l’esclusione. Chiaramente, il Mondiale non poteva che finire senza gloria. Anche perché i giocatori tornati dalla Nba non si sono rivelati un valore aggiunto. La qualificazione dopo 13 anni - grazie all’allargamento del Mondiale a 32 squadre - è stata ottenuta da un gruppo che poi è stato modificato per fare spazio ai campioni arrivati dalla Nba o che sono in giro per il mondo. Qualcosa non ha funzionato. Tante, troppe polemiche. Anche la femminile non ha entusiasmato a giugno. Agli Europei in Serbia l’eliminazione è giunta al secondo turno, contro la Russia. E il ct Crespi ha pagato con il mancato rinnovo del contratto. A differenza del maschile, le donne fanno ben sperare con le giovanili. Ma il problema resta, perché il basket è indietro. Non tira più come un tempo.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA