Tartaglia rivive l’oro olimpico del ’98 al festival Marciano

17 Luglio 2018

Il campione di Casalbordino di bob a due a Nagano  stasera alla tavola rotonda con Nardi e De Pellegrin 

RIPA TEATINA. «Mi considero un uomo di mare e, quando torno a Casalbordino, l’ultimo tratto di strada mi piace farlo sulla statale lungo la costa dei trabocchi dove trovo pace, serenità». Detto da una medaglia d’oro olimpica nel bob a due come Antonio Tartaglia fa un certo effetto. Al pari di una storia che inizia proprio a pochi passi dalla costa per un giovane alto e robusto che si trova poi improvvisamente catapultato in Veneto dove studia la sorella.
Un diploma, la passione per l’atletica e l’incontro con il maestro dello sport Carlo Vivio. «Mi disse che avevo qualità e fisico giusti per provare a fare il bob. Ed io provai». Provare a buttarsi giù, con i suoi oltre cento chili ben scolpiti su centonovanta centimetri di altezza lungo un budello di ghiaccio. Uno stage in Germania per il gigante abruzzese che veniva dal mare e subito arrivò la fiducia del direttore tecnico azzurro Corrado Dal Fabbro. «Davvero tanti i sacrifici ma ormai ero dentro una splendida avventura»,continua Tartaglia, «che, dopo diversi risultati di un certo spessore, trovò coronamento alle Olimpiadi di Nagano nel 1998». Dove il bob italiano con Guenther Huber e Antonio Tartaglia salì appunto sul gradino più alto del podio. «Un duello tiratissimo, sul filo dei centesimi di secondo, con l’equipaggio canadese. Esperienza indimenticabile». Quindi, per il carabiniere Antonio Tartaglia, che da anni si è stabilito a Treviso, il centro sportivo dell’Arma a Selva di Val Gardena e vari incarichi di allenatore. «Ho conseguito anche un diploma in massofisioterapia e cerco di trasmettere ai giovani entusiasmo ed esperienza. Da atleta, comunque, devi fare i conti solo su te stesso mentre da tecnico entrano in gioco altri fattori. E, se negli sport di squadra esiste magari una rosa molto ampia sulla quale lavorare, in queste discipline è tutto diverso, ferma restando la soddisfazione di vivere un ambiente al quale sei particolarmente legato».
Ancora immagini di una bella storia. Il mito di Eugenio Monti, il "Rosso Volante", i circa duecento chili di peso di un bob da caricare, scaricare e preparare. Poi ore, mesi, anni di allenamento nel ghiaccio e nella consapevolezza che la differenza finirà per farla qualche centesimo di secondo. Ma ne è valsa la pena. Ne vale la pena. «Nei momenti duri ti sostiene sempre la passione ma, su tutto, la cultura del sacrificio e del lavoro. Quella che mi hanno trasmesso i miei genitori. Se porti dietro questi valori ti trovi bene dappertutto».
E Antonio Tartaglia, già travolto domenica scorsa a Casalbordino dall’affetto dei suoi concittadini durante una festa dello sport, si troverà a suo agio anche questa sera a Ripa Teatina, nell’ambito del “Festival Rocky Marciano”, dove parteciperà ad una tavola rotonda sul tema “Dalle Olimpiadi all’Everest: le grandi sfide dei campioni” assieme a Gianmario Bonzi e Dario Ricci, autori di “Oro Bianco”, all’alpinista Daniele Nardi e a Oscar De Pellegrin, campione paralimpico di tiro con l’arco, autore de “Ho fatto centro”.
Nell’ambito dello stesso Festival, domani sera, sarà la volta di “I Mondiali del regime: Argentina ’78” con Nicola Sbetti, autore della “Storia della Coppa del Mondo 1930-2018” e la proiezione del film di Daniele Biacchessi: “Una generazione scomparsa. I mondiali in Argentina del 1978” dedicato al dramma dei desaparecidos.
Giuseppe Rendine
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