Teramo, in casa la svolta non arriva

Un’altra prestazione deludente al Bonolis e pari senza reti con la diretta concorrente Santarcangelo
TERAMO. Il grande colpo di Padova resterà quasi certamente un episodio isolato. La partita di ieri ha detto che al Teramo toccherà continuare a soffrire in modo atroce e dibattersi, forse fino alla fine, nelle paludi del fondoclassifica cercando di evitare l’incubo del playout. Il punto è che la coperta è corta, e se ti vuoi coprire la testa ti scopri i piedi. Palladini ha fatto benissimo ad abiurare il prediletto 4-3-3 dopo le scoppole prese, e altrettanto a scegliere il 3-4-3. Se poi però nello scontro diretto in casa contro il Santarcangelo riproponi gli stessi undici della partita-bunker di Padova, ovvero quattro stopper (di cui uno, Sales, costretto a fare l’esterno tuttafascia) e una mediana muscolare (Graziano è giocatore di puro contenimento), dimostri – e trasmetti alla squadra – una paura che può solo far male e ti condanni a non fare la partita e a cercare la vittoria non con il gioco, ma sfruttando l’episodio. Il piano di Palladini, va detto subito, poteva benissimo riuscire, perché ci sono stati cinque-sei momenti in cui il Teramo è andato vicino alla rete mentre la pericolosità del Santarcangelo è stata pari allo zero. Ma l’eventuale 1-0, sebbene prezioso per la classifica, non avrebbe cancellato la spiacevole impressione che il Teramo, soprattutto in casa, è una squadra con poche idee e per lo più confuse.
Il Diavolo la partita la approccia bene. È aggressivo, recupera palla e prova ad affondare negli spazi. Bacio Terracino sembra ispirato, al 6’ ne dribbla un paio e cade in area ma per l’arbitro è simulazione; e subito dopo trova la porta in diagonale, ma anche la parata di Bastianoni. I frizzi e lazzi iniziali durano poco e il 4-4-2 scolastico di Cavasin addormenta ben presto le velleità biancorosse. Il Teramo non ha manovra palla a terra, gli esterni di mediana non arrivano mai in zona cross, fioccano lanci lunghi per il povero Gondo che non la becca praticamente mai. Il suo unico squillo, al 27’, regala un assist a Bacio Terracino che però conclude troppo centrale. Due isolate emozioni le regala Sandomenico con altrettante punizioni calciate dal vertice sinistro dell’area, la sua zolla preferita. La prima (38’) si stampa sulla traversa, la seconda (42’) viene deviata e diventa un assist per Graziano che da pochi passi non trova la porta di testa.
Tutto sommato, nonostante le difficoltà di gioco, il Teramo del primo tempo – taccuino alla mano – è da sei pieno. Il voto si abbassa di brutto nella ripresa, che il Diavolo comincia al rallentatore, senza aggressività, come se fosse in grado solo di mantenere lo 0-0 e non di accelerare alla ricerca dei tre punti. Il resto della partita dirà che è proprio così. E nulla cambiano le sostituzioni di Palladini, che prima toglie Gondo e mette Fratangelo centravanti (non lo è, appare inutile insistere) e poi inserisce contemporaneamente Tulli al posto di Sandomenico e Varas a quello di Sales. Ovvero, non cambia quasi nulla se non provare a spingere un po’ di più a destra, dove però sarebbe stato forse meglio riportare Ventola – che a sinistra annaspa. L’unica fiammata della ripresa arriva tra il 25’ e il 29’: prima Bacio Terracino perde il tempo del tiro, va sul fondo e rimette basso e forte per Fratangelo che manca la deviazione di tacco; poi, sull’angolo conseguente, lo stesso Bacio calcia altissimo; e, infine, una punizione da 25 metri molto ben calciata da Ventola finisce alta di poco. Il resto del secondo tempo è un autentico pianto, né può modificare l’andazzo il tardivo innesto di Amadio al posto di Graziano.
Proviamo a guardare il bicchiere mezzo pieno: con il nuovo modulo il Teramo, almeno, non prende gol – e rischia anche pochissimo. Se per salvarsi basterà inanellare 0-0, siamo a posto. Il timore è che non basterà, quindi si dovrà provare a essere più incisivi.
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