«Tifo Pescara, ma oggi vinco io»

14 Marzo 2015

Inglese (bomber del Carpi) vive a Vasto ed è cresciuto nel Delfino: il mio addio? Mi è dispiaciuto

PESCARA. A Pescara ha lasciato un pezzo di cuore, ma oggi deve batterlo. Roberto Inglese, nato a Lucera, vastese di adozione, è uno dei punti di forza della capolista Carpi. Cresciuto nelle giovanili biancazzurre, chiede strada al Delfino per continuare la corsa verso la A e provare a… farsi rimpiangere.

Inglese, state dominando il torneo. Se lo aspettava?

«No, l’estate scorsa sapevo di andare in prestito (il suo cartellino è del Chievo, ndc) in una buona squadra, ma non immaginavo di occupare il primo posto a questo punto del campionato. Comunque, siamo sereni: mancano ancora 12 gare e il cammino verso il traguardo è ancora pieno di insidie».

Qual è il vostro segreto?

«La coesione, qui tutti remano verso la stessa direzione: sono molto contento di fare parte di questo gruppo. E poi Fabrizio Castori. Il nostro allenatore ha una marcia in più, è un gran lavoratore, non lascia mai nulla al caso e prima della partita ti dà una carica incredibile: davvero qualcosa di eccezionale».

Chi vince oggi?

«Spero noi. Di sicuro sarà una partita completamente diversa rispetto all’andata (vinse 5-0 il Carpi, ndc). Ora il Pescara ha trovato una quadratura sul piano del gioco. Inoltre, con l’arrivo di Sansovini ha fatto il salto di qualità. Ho giocato con Marco, è un bomber vero. Mi sembra una squadra in grado di lottare per la promozione».

Se dovesse segnare, esulterebbe?

«Non so, se accadrà sarà un gesto spontaneo. L'importante è riuscirci e portare a casa un risultato positivo. Come tutti i calciatori, anch'io sogno di arrivare in A, ma non è ancora fatta. Mi sono emozionato andando due volte in panchina contro Napoli e a Parma con la maglia del Chievo, figuriamoci se dovessi esordire nel massimo campionato».

Che ricordi ha dell’esperienza in biancazzurro?

«Bellissimi. Entrai nel Pescara quando avevo 13 anni, mi prese Cetteo Di Mascio dalla Virtus Vasto. Feci tutta la trafila fino alla Berretti debuttando in Prima divisione e, nel 2010, in B contro il Siena con Eusebio Di Francesco che mi ha lanciato. Lo ringrazierò sempre. Ci sentiamo spesso, sono andato anche a vedere il Sassuolo».

Poco dopo lasciò Pescara. Perché?

«Sì, mi dissero che avrei avuto poco spazio. Passai al Chievo insieme a Dettori nell’ambito della trattativa che portò Ariatti in Abruzzo. Me ne andai molto dispiaciuto, ma è acqua passata. A Pescara ho lasciato un pezzo di cuore: resto un grande tifoso biancazzurro».

Verratti e Capuano, i suoi vecchi amici. Il primo fa magie in Champions, l’altro gioca in A. Lei è pronto per il grande salto?

«Verratti non è affatto una sorpresa. Si vedeva da quando era piccolo che aveva qualità straordinarie. Se lo merita perché ha fatto tanti sacrifici ed è un bravo ragazzo, così come Capuano. Quest’ultimo è migliorato tantissimo e ora sta raccogliendo i frutti del suo lavoro: mi auguro di raggiungerli presto». (g.t.)

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